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LA VALUTAZIONE CHINESIOLOGICA DEL COMPLESSO ARTICOLARE DELLA SPALLA. APPROCCIO CON ESERCIZI DI RESISTANCE TRAINING. Parte 1

LA VALUTAZIONE CHINESIOLOGICA DEL COMPLESSO ARTICOLARE DELLA SPALLA. APPROCCIO CON ESERCIZI DI RESISTANCE TRAINING. Parte 1. A cura del dott. Elpidio Amoroso Resistance Training Coach

 

I benefici del Resistance Training sono ormai consolidati e riconosciuti dalla comunità scientifica. Tuttavia, un approccio poco razionale, come la scelta inappropriata di un esercizio, o un semplice errore nella manipolazione delle variabili di lavoro, non è esente da rischi per i traumi e gli infortuni che possono insorgere,  a qualsiasi livello di condizione. Il complesso articolare della spalla, per esempio, è una delle regioni più esposte a problematiche di questo tipo. La raccolta di alcuni dati statistici e i provvedimenti preventivi, attraverso una valutazione funzionale del soggetto, consentono di ridurre notevolmente i rischi di traumi e lesioni da sovraccarico. I fattori di rischio si differenziano essenzialmente in fattori intrinseci – quali squilibri articolari e muscolari – e fattori di rischio estrinseci, di natura tecnica ed esecutiva. La ricerca per la biomeccanica dello sport non solo si occupa di esaminare i fenomeni di carattere patologico ma soprattutto si propone di analizzare le probabili cause scatenanti questi fenomeni.

Malgrado alcuni approcci di carattere pratico siano considerati a rischio, l’incidenza di traumi a carico della spalla sono registrati statisticamente tra i più frequenti. I dati forniti da alcune ricerche riferiscono che fino al 36 % delle lesioni e disturbi nella popolazione RT si verificano al complesso della spalla (2) . Nell’ambito del movimento umano, la spalla presenta ampie possibilità di far occupare spazio all’arto superiore in tutti i piani anatomici e per questo presenta delle strutture osteoarticolari  molto complesse ( Tabella 1) . La suscettibilità al trauma di queste articolazioni è in parte dovuto al notevole stress che subentra in modo repentino – per esempio in casi dove non era richiesta tradizionalmente nessuna azione muscolare specifica – e quindi a sottomissione ad un nuovo ruolo nel quale questa struttura, soggetta ad improvviso sovraccarico, non sempre si adatta in modo lineare. Un altro fattore è la coincidenza di alcune esercitazioni comuni di RT che spesso portano la spalla in posizioni sfavorevoli, verso i limiti dell’articolazione coinvolta, creando uno squilibrio degli stabilizzatori come la cuffia dei rotatori, a prescindere dal livello e dal condizionamento iniziale del soggetto.

     Tabella 1immagine sito_articolo_spalla2immagine sito_articolo_spalla2

 

 

In determinate condizioni, per esempio alcune posizioni che richiedono l’estensione dell’omero posteriormente al tronco o la rotazione esterna dell’omero sul piano frontale, sono considerate un fattore di stress eccessivo e quindi possono compromettere la mobilità e nel tempo potrebbero portare a una diminuzione della stabilità. Alcune tipologie di esecuzione che sovvertono i principi della biomeccanica della stabilità gleno-omerale sono rintracciabili in alcuni esercizi. Nel corso delle indagini statistiche, esercizi come le distensioni su panca a presa larga, distensioni con il bilanciere da dietro al collo, le aperture alla butterfly machine e trazioni alla lat machine dietro al collo, sono stati identificati come esercizi con elevato fattore di rischio. (fig 1-4)

immagine sito_articolo_spalla

 

Il contributo di instabilità gleno-omerale è marcato se il soggetto non è provvisto di un’adeguata funzionalità articolare e se commette degli errori tecnici relativi all’esecuzione. La scelta di questi esercizi è subordinata ad una condizione predisponente ad una parziale dislocazione che si manifesta nella mancata coincidenza del centro di rotazione della cavità glenoidea con la testa dell’omero .

 

 

 

FATTORI DI RISCHIO

 

Un fattore di rischio elevato, riscontrato nella popolazione che pratica RT,  generalmente sottolinea alcuni squilibri di forza muscolare, instabilità e perdita di mobilità articolare, spesso per la presenza di specifici muscoli retratti. Un adeguato equilibrio di agonisti, antagonisti e sinergici, diviene necessario per fornire sufficiente stabilità proprio per il mantenimento delle normali funzioni biomeccaniche della spalla. Le comuni routine di RT per bodybuilder, powerlifter e per la maggioranza degli appassionati, spesso sono focalizzate sull’esercitazione dei grandi gruppi muscolari come il grande pettorale, trapezio superiore, e deltoidi, trascurando muscoli stabilizzatori , come la cuffia dei rotatori altre strutture muscolo-tendinee che trovano origine o inserzione intorno alla spalla. Il suggerimento di controllare la funzione dei rotatori non è sempre da attribuire a ipotesi di potenziamento, spesso infatti si tratta di ridurre le tensioni proprio per la tendenza di quest’ultimi alla retrazione.

Tra i siti più comuni nelle lesioni dei tessuti molli sono compresi i bicipiti (capo lungo), sovraspinato e piccolo rotondo. Nel quadro eziologico sono annoverati , quindi, tutti gli esercizi che impongono un’esecuzione con le posizioni di extrarotazione dell’omero, considerata maggiormente a rischio rispetto alle altre.

Le variabili di allenamento per migliorare la forza, la prestazione e l’ipertrofia muscolare, sono state ampiamente investigate nell’ambito della ricerca sul RT, tuttavia i fattori di rischio eziologici e di adattamenti indesiderati che compromettono la mobilità e predispongono le lesioni alla spalla, con le relative disfunzioni, non sono state ancora esaminate esaurientemente . La maggior parte delle lesioni della spalla documentate in letteratura emergono da indagini retrospettive, quindi, è difficile ipotizzare con certezza i precisi meccanismi eziologici di danno nei casi di azioni non traumatiche. A prescindere dalla metodologia di allenamento e dall’obiettivo, non vi è alcuna prova tangibile che le persone che sollevavano pesi più leggeri e alte ripetizioni siano molto meno a rischio rispetto alla persona che svolge un lavoro sub-massimale o in qualche modo con maggiore resistenza.

 

 

APPLICAZIONI PRATICHE

 

Un’intuizione pratica potrebbe essere quella di modificare gli esercizi, proponendo le varianti che nella catena motoria coinvolta prediligano la posizione della sbarra o bilanciere non più dietro al collo ma davanti. La sostituzione del lento dietro col bilanciere, con il lento avanti e le trazioni alla lat machine dietro con le trazioni alla lat machine avanti. La motivazione della scelta dell’esercizio, quindi, deve essere consolidata dalla condizione articolare del soggetto, dalla sicurezza della modalità esecutiva e dal rapporto con altri esercizi che esaltino uguale beneficio, sia nel caso di allenamento sia per la forza per l’ipertrofia e per il fitness (3) .