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Archivio mensiledicembre 2017

Il punto sulla dieta chetogenica, un articolo a sfavore. Articolo a cura del Dr Filippo Massaroni

I limiti della dieta chetogenica

 

 

La classica dieta chetogenica è costituita da % intorno dal 70-80%  in grassi delle kcal totali. Il 10-15% di proteine e solo il 10-15% di carboidrati (CHO) . Il che vuol dire quantità spesso inferiori a 50g di CHO/g. Per intenderci ∼ 2 banane. Questo per produrre una quantità di corpi chetogeni (CC) che giustifichi uno stato di chetosi nutrizionale (livello di CC > 0,5mmol/L). A quote > di 4mmol il cervello, il massimo consumatore di glucosio a riposo, inizia a metabolizzarlo.

 

 

 

Tabella 1 Confronto di valori ematici nelle diverse condizioni.
Valori ematici Normodieta Chetodieta Cheto acidosi patologica
Glucosio 80-120 65-80 >300
Insulina 6-23 6.6-9.4  ≌0
CC in mmol/L 0.1 7/8 >25
pH del sangue 7.4 7.4 <7.3

 

( da Paoli su SdS)

 

La chetosi è una condizione esclusivamente umana. Questo riporta con molta probabilità agli eventi della storia evolutiva della specie. Quando il peso del cervello è passato da poco più di 400g a 1.400g  creando un conflitto tra quest’organo ed i muscoli sul bisogno di energie. Questo ha selezionato vie parallele di approvvigionamento di energie più veloci e possibilmente simultanee. Una di queste è appunto la via dei corpi chetonici. Una seconda è la neoglucogenesi a partire dalla demolizione degli aminoacidi, in particolare l’Alanina ed gli A. Ramificati. Nei classici lavori di Phinney eseguiti su ciclisti a regime DK su esercizi al 60-65% del Vo2 max, s’è messo in evidenza un maggior utilizzo di CC/grassi con sostanzialmente alcuna variazione sulla performance aerobica. Gli autori riconoscevano “uno strozzamento delle funzioni in prossimità del Vo2max ipotizzando una possibile limitazione nelle performance a carattere anaerobico. Più di recente Volek in maratoneti e Ironman a dieta a forte limite di carboidrati – CHO 10%, pro 19% e grassi 70% – ha rilevato tassi di ossidazione dei grassi mai rilevati, in pratica una quantità doppia rispetto al gruppo a dieta normale. Il problema per gli atleti di Resistance Training non è la fonte quanto la potenza della fonte. Per potenza intendiamo la possibilità di rifornimento nell’unità di tempo. Per i loro bisogni energetici, alta richiesta di energie nell’unità di tempo, la produzione di ATP dalla fonte grassi è comunque troppo lenta e l’intervento della glicolisi rimane importante. E’  proprio questa ultima la fonte principale degli esercizi nel range del resistance Training. Richiesta notevolmente superiore alle capacità massime del Vo2max. Nonostante i punti a favore della DK siano diversi

  • riduzione dell’appetito
  • riduzione dei meccanismi di lipo-sintesi
  • aumento della spesa energetica totale col maggior contributo della neo-glucogenesi, e dell’azione termica dei processi metabolici a carico delle proteine

 

portando l’attenzione sui bisogni specifici del RT, un eccesso di riduzione dei CHO può avere ricadute negative prima sulla prestazione poi sulla massa magra.

 

In bibliografia citiamo due lavori del Dr. Paoli. Il segnato col n.1  è molto dettagliato e consultabile su Strength & Conditioning n.7. Un pò discosto dalla DK descritta in apertura è stato somministrato  ad un gruppo di ginnasti. I valori dei nutrienti erano : CHO 22g, pro 201g e grassi 121g. Per contrastare la natriemia conseguente ai bassi livelli di Insulina, è stato necessario un supplemento di cloruro di sodio di 3-5g/g e 2/3 g di potassio. La durata della prova 30 gg. Un periodo sufficientemente lungo. In questo periodo la forza esplosiva è rimasta ai livelli di partenza,  la massa grassa  è diminuita ma anche la massa magra. Il vantaggio di questo regime nel RT livello di prestazione non c’è stato ma si è mantenuto il livello di potenza necessaria ai ginnasti. Diete con queste % più che DK sono denominate più correttamente a bassa % di CHO.

Riguardo la massa muscolare magra

 

il regime di ridotte Kcal senza arrivare agli estremi della DK, potrebbe essere adottato per una riduzione della massa grassa in procinto di una competizione BB o semplicemente in un Fit che desideri una massa muscolare “asciutta”. Qui la conservazione della massa magra dovrebbe essere il primo obiettivo. I dati che seguono sono tratti dal lavoro in bibliografia ( 3) . I ricercatori hanno seguito due gruppi di BB nelle 11 settimane precedenti un Campionato Europeo “natural”. Uno con calorie normali e con un lavoro più alto come volume. Ed un secondo a dieta ristretta di carbo, ma non DK, e aumento di volume di lavoro. Il periodo è stato diviso in tre , T1,T2,T3, dove sono stati eseguiti i test. Si evince che un fattore negativo  e non di poco conto di questo regime è l’abbassamento dei livelli di Insulina.  Questo ormone è fortemente collegato alla sintesi delle proteine ovvero della massa magra attraverso una stretta correlazione con l’IGF-1 evidente nella tabella sottostante.

 

Sebbene le proprietà anaboliche vengano attribuite al GH, è in realtà l’IGF-1 l’ormone anabolico che esegue questo compito. Nella tabella 3  il Competitor A, un bb natural del gruppo “controllato” con una dieta a bassa % di CHO, ed un competitor B a dieta a normale % di carbo. Entrambi ad alto volume di lavoro in fase pregara. La tabella sottostante che segue,  mette in relazione la perdita di massa magra con il ridotto rilascio di Insulina

 

 

 

 

 

 

Sebbene le proprietà anaboliche vengano attribuite al GH, è in realtà l’IGF-1 l’ormone anabolico che esegue questo compito. Nella tabella 3  il Competitor A, un bb natural del gruppo “controllato” con una dieta a bassa % di CHO, ed un competitor B a dieta a normale % di carbo. Entrambi ad alto volume di lavoro in fase pregara. La tabella  che segue mette in relazione la perdita di massa magra con il ridotto rilascio di Insulina 

I ricercatori concludono il lavoro con queste raccomandazioni.

 

Il monitoraggio dei principali ormoni anabolizzanti può aiutare un bodybuilder per evitare perdite di massa muscolare durante le fasi a regime di energie ristrette prima di una competizione. Valori di IGF-I e di insulina molto bassi saranno seguiti da una rapida perdita di massa muscolare; quindi, se le competizioni sono più di 10 giorni di distanza, ci sarebbe una significativa perdita di massa muscolare. Un incremento del consumo di  proteine per l’energia in queste condizioni è discutibile a causa della sottoregolazione dei percorsi anabolici. Stimolare la secrezione di insulina tramite l’ingestione di carboidrati può essere utile perché l’effetto degli aminoacidi sono più alti con alta concentrazione fisiologica di insulina.

 

 

Conclusioni

 

La dieta KT può essere di aiuto in sport a forte carattere aerobico. Con l’accortezza di attivare all’avvicinarsi della gara tutte le fonti di energie, anche quelle depresse ( da basse % di CHO) nel periodo precedente. La somma degli adattamente da DK e ripristino fonti di glucosio può essere positivo. Per gli atleti del fitness muscolare che per i BB competitivi, dove la massa magra è un valore,  i limiti di questo regime sono notevoli. Anche attenuando le distanze dalle medie raccomandate dei vari nutrienti, gli agenti  catabolizzanti sono preponderanti sugli anabolizzanti. Un punto critico sembra essere il passaggio della massa magra sotto il 7,5%(3). Quindi la ricerca della quantità minima di CHO che non deprimano i livelli di IGF-1 ma siano compatibili con una riduzione della massa grassa, ha bisogno di essere ulteriormente approfondita. Una facile soluzione potrebbe essere una riduzione della quantità di grassi nella dieta. Ma non sembra una soluzione così semplice. Continueremo ad interessarci di questo in prossimi lavori. E’ necessario comunque che gli interessati facciano una chiara differenza tra lavori in persone non allenate, che si sottopongono per l’occasione a dieta ed allenamento, allenati, e bb in procinto di una competizione. Trasferire facilmente i risultati di lavori scientifici tra una e l’altra di queste categorie, non è lecito.

 

 

Bibliografia

  • 1) Dieta chetogenica. Facciamo il punto. Paoli Antonio – S&C Anno III n.7
  • 2) Ketogenic diet and phytoextracts. Comparison of the efficacy of mediterranean, zone and tisanoreica diet on some health risk factors.

Paoli A, Cenci L, Fancelli M, Parmagnani A, Fratter A, Cucchi A, and Bianco A.    Agro Food Industry Hi Tech 21: 24–29, 2010

 

  • 3) ANABOLIC AND CATABOLIC HORMONES AND ENERGY BALANCE OF THE MALE BODYBUILDERS DURING THE PREPARATION FOR THE COMPETITION

JAREK MA ¨ ESTU,1 ALON ELIAKIM,2 JAAK JU ¨ RIMA¨ E,1 IVO VALTER,3

AND TOIVO JU ¨ RIMA¨ E 1

 

  • 4) Role of insulin and atrial natriuretic peptide in sodium retention in insulin-treated IDDM patients during isotonic volume expansion.

Trevisan R, Fioretto P, Semplicini A, OpocherG,Mantero F, Rocco S, Remuzzi G, Morocutti A, ZanetteG, Donadon V, Perico N, GioratoC, and Nosadini R.

 

  • 5) Metabolic characteristics of keto-adapted ultraendurance Metabolism 65: 100–110, 2016.

Volek JS, Freidenreich DJ, Saenz C, Kunces LJ, Creighton BC, Bartley JM, Davitt PM, Munoz CX, Anderson JM, Maresh CM, Lee EC, Schuenke MD, Aerni G, Kraemer WJ, and Phinney SD.

Cosa succede al nostro corpo durante l’allenamento? Del Dottor Stefano Ciaraldi

 Cosa succede durante un workout? 

Dr. Stefano Ciaraldi

 

L’esercizio fisico, in generale, è uno dei fattori maggiormente stressanti per l’organismo, soprattutto per il sistema endocrino, che successivamente per semplicità  indicherò come SE. La risposta ormonale all’esercizio garantisce una necessaria risposta fisiologica di tutti i sistemi organici coinvolti e la possibilità quindi di eseguirlo con successo. Durante l’attività fisica il SE viene attivato in una frazione di secondo. Questa risposta è necessaria per garantire un corretto equilibrio alla nuova situazione “interna”. Inoltre gli ormoni non si limitano ad accompagnare il work-out, ma essi svolgono un ruolo determinante in fase di recupero sia a breve che a lungo termine.

Vediamo nello specifico cosa succede durante un work-out cronico, ossia il work-out di un atleta che si allena costantemente. All’interno del suo organismo si creano degli adattamenti a carico di differenti sistemi e apparati coinvolti sia direttamente che indirettamente. Nel soggetto allenato rispetto al soggetto non allenato, si ha un migliore utilizzo degli ormoni secreti, causa anche di una migliore riposta biologica ormonale sia a livello recettoriale che post recettoriale.

  Insulina:

 

L’insulina viene secreta dalle cellule beta del Pancreas in maniera cosiddetta pulsatile in risposta alla concentrazione ematica di glucosio.

I principali effetti dell’insulina si esplicano a carico dei tessuti insulino-dipendenti e questi sono il tessuto muscolo scheletrico ed il tessuto adiposo.

La secrezione di insulina è ridotta durante il work-out in conseguenza sia dell’innervazione adrenergica delle beta cellule, sia per effetto diretto dell’esercizio sull’inibizione della sua sintesi. La riduzione è giustificata anche dal fatto che l’aumentato flusso ematico muscolare comporta un incremento della quantità di ormone che arriva.

La riduzione della quantità di insulina in circolazione è anche in relazione con il forte aumento della concentrazione di ormoni contro-regolatori come la noradrenalina (NA), adrenalina (A), cortisolo (C) e GH. Ora se ci sottoponessimo ad un intenso allenamento anaerobico, otterremmo una forte stimolazione del sistema nervoso simpatico (SNS) che stimola la midollare del surrene a secernere NA e A, mentre la corticale secerne il C, questo è il motivo del perché è sconsigliato l’allenamento con resistenze agli ipertesi non controllati. L’intensità dell’esercizio è responsabile anche della secrezione di GH. Per quanto riguarda gli ormoni gonadici, in condizioni di normalità, possono aumentare dopo un intenso esercizio sub-massimale di intensità (vedi il testosterone), mentre possono essere ridotti da un esercizio prolungato.

Quindi sembrerebbe che il work-out cronico, soprattutto se svolto ad alta intensità, porti ad una riduzione della secrezione di ormoni gonadici in ambo i sessi. Anche il glucagone aumenta durante il work-out in quanto la sua secrezione è mediata dal SNS e quindi beta-adrenergica.

La quantità secreta di glucagone è tanto più elevata quanto più intenso e breve è l’esercizio. Riassumendo, vediamo come un work-out, specialmente se anaerobico, porta ad una forte stimolazione del SNC il quale a sua volta induce a livello della midollare del surrene la secrezione di NA e A, ormoni che stimolano fortemente la glicogenolisi. La corticale invece viene stimolata a secernere il C il quale ha sia un’azione diretta sulla glicogenolisi, sia un’azione diretta sulla neoglucogenesi, ossi far utilizzare all’organismo le proteine muscolari al fine di ricavarne glucosio. Inoltre, incremento del glucagone e del GH porta ad una inibizione della secrezione di insulina visto che gli ormoni sopra citati sono anche detti contro-insulari. Ovviamente più intenso è l’esercizio e più evidente la condizione di cui sopra.

 

Ora si pone un problema; come fanno le cellule a ricevere il glucosio se manca l’insulina? E qui entrano in ballo i trasportatori del glucosio, i famosi Glut. Questi solitamente vengono attivati dall’insulina, ma durante il work-out la contrazione muscolare sopperisce alla mancanza di insulina. I Glut sono una famiglia di proteine, ne sono stati identificati ad oggi 7 isoforme, (ma le prime 4 sono quelle più importanti).

Vediamo in dettaglio queste forme:

–    Glut-1 è il più diffuso, presente praticamente in tutti i tessuti, è localizzato a livello della membrana plasmatica ed è responsabile del trasporto di glucosio insulino-dipendente. E’ localizzato principalmente nel cervello e negli eritrociti.

–    Glut-2 presente nel fegato e nella cellula beta pancreatica. Questo ha la funzione di sensore e regola la secrezione di insulina in base alle variazioni della glicemia.

–    Glut-3 Presente nell’intestino, nei reni ed è un co-trasportatore. E’ responsabile del co-trasporto di sodio-glucosio necessario per il riassorbimento di glucosio nel tubulo renale e nella parete intestinale.

–    Glut-4 E’ distribuito soprattutto nei tessuti insulino-sensibili (muscoli, adipociti).

 

Sotto l’effetto dell’insulina o della contrazione muscolare aumentano sia la sintesi di Glut-4, sia la sua traslocazione dal citoplasma alla membrana cellulare.

E’ evidente come la forma più importante è proprio il Glut-4.

E’ questo quindi il nostro riferimento.

Ci sono ulteriori importanti molecole con ruoli non seconari come  GLP-1 e GLP-2.

Sia il GLP-1 che il GLP-2 sono secreti dalle cellule intestinali. Le forme attive del GLP-1 sono: GLP-1 (7-37) e GLP-1 (7-36). Il GLP-1 è un ormone glucoregolatore che oltre a stimolare la secrezione di insulina ha anche un’azione insulino-mimetica, ha inoltre azione sull’assunzione di cibo.

Il GLP-2 agisce sulla motilità intestinale, stimola la crescita dei villi intestinali. Inoltre il GLP-2 impedisce l’ipoplasia intestinale quando si è in nutrizione parenterale. Quindi in sintesi è il GLP-1 che ha un’azione più diretta sul metabolismo del glucosio, infatti viene utilizzato nella terapia del diabete di tipo II.

vediamo come queste nozioni possono aiutarci a organizzare al meglio il pasto post work-out.

Subito dopo il work-out e per circa 20 minuti, abbiamo alti i livelli di ormoni controinsulari e basso livello di insulina, quindi in questa fase è ideale il reintegro di carboidrati ad alto indice glicemico insieme ad una limitata quantità di proteine e grassi. L’ottimale sarebbe assumerli in forma liquida al fine di velocizzarne il reintegro. E’ utile proseguire con il rifornimento di carboidrati ogni 2 ore considerando che se la “ricarica” è fatta  in maniera ottimale, ci vogliono circa 20 ore per ripristinare le scorte a livello dei tessuti e ciò è fondamentale al fine della prestazione successiva.

 

Ovviamente più ci si allontana dalla fine del work-out e più saranno indicati carboidrati con Indice Glicemico (IG) basso e cibi solidi.

Secondo Ivy et al (1988) la somministrazione di 1g di glucosio per Kg di p.c. subito dopo il work-out, nelle prime 2 ore aumenta la glicogeno sintesi fino a 6mmol/kg/h (7%) contro le 4 mmol/kg/h se la somministrazione iniziasse dopo 2 ore dalla fine del work-out.

Senza alcuna somministrazione, la velocità sarebbe inferiore a 3,2 mmol/kg/h.

Inoltre Coyle indica in circa 50-100 g la quantità di carboidrati da assumere entro i 30 minuti successivi alla fine del work-out con ulteriori apporti glucidici ogni 2 ore per un totale di 500-600g nell’arco delle 20 ore successive.

Indico inoltre altri 2 importanti lavori a riguardo:

–    Coyle, E.F. Timing and method of increased carbohydrate intake to cope whit heavy training, competition and recovery. J. Sports Sci., 9:29, 1991

–    Coyle E.F.; Coyle E.: Carbohydrates that speed recovery from training. Phys. Sportsmed., 21:111, 1993.

 

Dr. Stefano Ciaraldi

 

 

Il punto sulla chetogenica : un articolo a favore. Del Dottor Filippo Massaroni

Studiata da molti, rimane un programma alimentare controverso. In questo primo nostro intervento riassuntivo riportiamo i fautori  “pro”. In seguito i “contro”.

 

INTRODUZIONE

 

Il bodybuilding competitivo è uno sport in cui le prestazioni il giorno di gara, dipendono dall’aspetto fisico e la capacità di posa piuttosto che dalle prestazioni fisiche. La maggior parte dell’anno i bodybuilder (BB) lavorano in modalità  “ fase ipertrofica”, dove lo scopo è quello di guadagnare e di aumentare la massa muscolare. Durante il periodo preparatorio speciale precedente la competizioni i BB  mirano a ridurre al minimo il loro grasso corporeo sottocutaneo per migliorare la definizione della muscolatura. Questa condizione è perseguita attraverso un bilancio energetico negativo limitando l’assunzione di energia. Alcuni atleti ricorrono anche ad un incremento del dispendio energetico con l’introduzione di lavoro a carattere aerobico, tipo bici o corsa sul tapis-roulant. Nonostante gli sforzi per mantenere la massa muscolare durante il periodo preparatorio per le gare, se l’energia del corpo delle riserve “immediate” è limitata, i BB corrono il serio pericolo di perdere buona parte della massa muscolare accumulata nella immediata fase precedente. La ricerca scientifica sull’argomento disponibile sui BB durante la loro preparazione finale alla competizione è molto limitata.  Precedenti studi in letteratura scientifica hanno monitorato le diete di un BB prima delle competizioni e hanno mostrato una significativa diminuzione del peso corporeo e massa grassa, magra ed una significativa riduzione dei grassi liberi in circolazione durante le ultime 3 settimane del periodo di studio di 12 settimane. Anche le modifiche alla composizione corporea sono state studiate in bodybuilder femminili e in bodybuilder maschi. Tuttavia, per quanto se ne sa, non ci sono studi sul dispendio energetico di un bodybuilder durante la preparazione per la competizione. Ciò consentirebbe un più accurato calcolo del bilancio energetico e il mantenimento dell’equilibrio ormonale anabolico-catabolico che è fondamentale per il mantenimento della massa  muscolare  durante questa fase pre-competitiva. E’ noto dalla letteratura che i livelli del fattore di crescita insulino-1 (IGF-1) e di Insulina decrescono in un bilancio energetico negativo. Il comportamento del testosterone non è così chiaro, ma in generale diminuisce. Tuttavia, vi è una conoscenza limitata nella letteratura disponibile in quale misura questi indicatori possono decrescere se l’energia in entrata è negativa rispetto l’equilibrio in concomitanza di riserve di grasso corporeo limitate. Nonostante per il BB perdere grasso in concomitanza di una competizione sia fondamentale, per i frequentatori dei corsi di fitness, non per motivazioni competitive ma per il rimodellamento della forma corporea non lo è meno. Per questo anche costoro dovrebbero avere maggiori informazioni sulla qualità dei loro programmi nutrizionali.  Una delle proposte che ha maggiormente avuto successo per l’obiettivo della perdita di massa magra è la dieta Chetogenica. Questa metodica ha avuto altre origini ed è stata adattata alle richieste che escludono la prestazione e si limitano al controllo della massa grassa. Quanto questo sia possibile non è chiaro. Fare un pò di chiarezza è l’obiettivo di questo lavoro.

 

La Dieta Chetogenica

 

La comunità scientifica ha generalmente riconosciuto i potenziali benefici della dieta chetogenica (DK) in particolari situazioni cliniche e/o mediche. Alcuni studi su maratoneti, ginnasti, triathleti, mostrano alcuni vantaggi da questa dieta, ma le discordanze non sono poche, specialmente riguardo il mantenimento delle possibilità di performance atletiche e fisiche. Nel BB la performance atletica nel giorno della competizione è ridotta ai minimi, ma il bisogno di questi atleti di % di grasso nettamente inferiori agli altri, li espone a rischi notevoli riguardo il risultato dei loro obiettivi specifici. Nei dettagli, la DK originale prevede alte % di grassi, medie/basse di proteine (Pro) e basse di carboidrati (CHO). In queste condizioni, se il lavoro muscolare è ad alta intensità, come nel resistance training, ma molto meno intenso ma di maggior volume comunque ai limiti del Vo2max in attività di endurance, la glicolisi è fortemente attivata. Ed il prodotto iniziale della glicolisi è il glucosio. Le scorte di questo carboidrato nel fegato e nei muscoli sono  limitate, come conseguenza di questa dieta il metabolismo energetico si modifica e come prodotto finale, non solo, c’è la produzione di corpi chetonici. Questa condizione non va confusa con la “cheto-acidosi”  uno stato patologico dove il metabolita è accumulato in maniera incontrollata provocando un  abbassamento del pH del sangue e gravi conseguenze. Oltre che in pazienti con diabete di tipo I, anche diete con alti grassi, alte proteine e bassi CHO possono indurre a chetoacidosi. Le proteine contribuiscono in quanto alcuni aminoacidi sono chetogenici. Nella descrizione di lavori che seguono per DK si intende una dieta con non più di 50g/giorno di CHO ma non ipocalorica. Quindi ad alte % di grassi. Gli studi principali hanno interessato performance a carattere aerobico. Rhyu e Cho hanno mostrato una importante riduzione dei tempo nel completare alla massima velocità 2.000 m. Volek, più recentemente, ha comparato atleti in DK e dieta Normale, Ultramaratoneti e Ironman (triatlon) . I DK , con una assunzione di Cho del 10% del totale calorico, hanno dimostrato rispetto ai Normali un picco di ossidazione dei grassi del 200% ed un aumento del 59% del consumo di grassi in esercizi submassimali. Riguardo il peso corporeo. Nel breve periodo, qualsiasi dieta a bassa % di Cho porta ad una perdita di peso. La diminuzione delle scorte di glicogeno sia nei muscoli che nel fegato porta una perdita di scorte idriche in rapporto 1:3 . Per un grammo di glicogeno tre di acqua. L’abbassamento dei livelli di Insulina induce un effetto natriuretico ( escrezione di Sodio) con ulteriore perdita di acqua. Su periodi di maggiore lunghezza uno studio del Prof. Antonio Paoli su ginnasti non ha evidenziato differenze in 10 settimane nella forza e nella massa magra. E’ importante sottolineare il notevole incremento della quota proteica suggerito in queste prove. Questi studi hanno incontrato notevoli critiche in quanto la dizione “Chetogenetica” era soltanto speculativa. Non erano evidenziati i livelli ematici di corpi chetonici, la qualità del riposo, gli adattamenti precedenti al tipo di lavoro proposto durante la prova. Rimangono valutazioni positive per questa dieta in performance di lunga durata. Incerte in performance di breve durata come Ginnastica,  baseball, power-lifting, dove la richiesta energetica è pressoché limitata al comparto ATP/CP, le cui scorte sono sufficienti, ( con le necessarie modifiche dei programmi)  per i bisogno di questi sport.  In cultori della forma, è necessaria una consulenza medica, ed in caso positivo, adottare il programma con un necessario tempo di avvicinamento. Ovvero non passare repentinamente da una alimentazione “casuale” ma varia ad una ristretta e così fortemente controllata. Programmare in più “step” la sostituzione dei carboidrati con grassi preferibilmente insaturi. La perdita di peso richiesta non dovrebbe essere importante ed è reale solo nel peso perso dopo i 4-5 giorni dall’inizio. Va accompagnata da un allenamento con esercizi a carattere aerobico e la sezione “pesi” ridotta nelle serie e nelle ripetizioni. Anche il rest tra le serie dovrebbe essere non inferiore al 1-30”. Ovviamente col solo obiettivo di mantenimento della massa magra. Raggiunto l’obiettivo è necessario il ritorno ad una alimentazione misurata sul peso raggiunto e possibilmente gradita in maniera da divenire una sana costante abitudine alimentare.

 

 

  • A Case for and Against Ketogenic Diets in Athletes

Matthew Kavalek, BS,1 Ryan Gannon, BS,1 and Mike T. Nelson, PhD, MSME, CSCS2,3

1New York Medical College, Valhalla, New York; 2Extreme Human Performance Instructor, Vadnais Heights,

Minnesota; and 3Globe University, Woodbury, Minnesota

 

  • Resistance training in overweight women on a ketogenic diet conserved lean body mass while reducing body fat.

Jabekk PT, Moe IA, Meen HD, Tomten SE, and Hostmark AT. Nutr Metab (Lond) 7:

17, 2010.

 

  • Ketogenic diet and phytoextracts. Comparison of the efficacy of mediterranean, zone and tisanoreica diet on some health risk factors.

Paoli A, Cenci L, Fancelli M, Parmagnani A, Fratter A, Cucchi A, and Bianco A.    Agro Food Industry Hi Tech 21: 24–29, 2010

  • The effect of weight loss by ketogenic diet on the body composition, performance-related physical fitness factors and cytokines of taekwondo athletes.

Rhyu HS and Cho SY-J Exerc Rehabil 10: 326–331, 2014.

 

  • Diet induced

Westerterp KR. Nutr Metab (Lond) 1: 5, 2004.