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Archivio mensileaprile 2018

IL FUTURO DEL CULTURISMO; LA NECESSARIA CHIAREZZA DEGLI OBIETTIVI

  Articolo a cura di Federico Sirna

Studente di S. motorie presso la facoltà di Tor Vergata, Roma

Campione italiano MSCF

RT coach

 

Tutto è cominciato da una foto in bianco e nero. Su un piedistallo stava la figura di un uomo, un culturista.
Una vecchia foto, di un vecchio articolo, di una ingiallita rivista, dove l’autore parlava della distensione su panca, associando la grazia del posare il bilanciere alla destrezza e alla forza nel sollevarlo.
Ne fui, da subito, rapito. Non mera forza bruta ,ma anche bellezza. Una forza cosciente e consapevole.
L’uomo e il culturista nella foto, e le sue parole, erano del Dott. Filippo Massaroni.

 

 

Nell’immagine sopra,un culturista in posa.

Con gli anni la cultura fisica è entrata in pianta stabile nella mia vita e di molti che leggeranno queste righe. Gli altri sono i lettori che hanno fatto di tutto per rovinarla, gli ultimi quelli che la rinnegano e la tengono ai margini delle attività sportive praticate in palestra.
A distanza di più di un decennio dalla lettura di quelle pagine il bilancio che traggo, non personale, ma dell’intero movimento, è purtroppo negativo.
Se da un lato il movimento c.d “natural” sta vivendo un vero e proprio risorgimento quantomeno sociale,ancora oggi, dopo tanti anni, non vedo questa disciplina direzionata verso l’orizzonte necessario e , a nostro parere l’unico percorribile, professionalmente e socialmente parlando: il benessere dei suoi utenti.

Se è ormai scientificamente dimostrata la efficacia di una corretta pratica del Resistance Training a tutte le età, soprattutto tra gli over 50, è senza dubbio necessario chiarire la nostra posizione.
Credo che la lingua italiana offra uno spunto interessante di riflessione: si parlava di cultura fisica, si è cominciato a parlare di bodybuilding, non un mero inglesismo entrato a far parte del nostro comune linguaggio parlato e scritto ma un cambiamento sia semantico che culturale alla disciplina.
In un epoca dove l’accesso agli integratori alimentari sembra essere diventato un must, necessario anche ove non realmente richiesto,in un periodo dove le ricette “fit” affollano ogni canale social e non, e dove le teorie di allenamento si imbrattano fra loro, in un calderone ripetente che “nulla funziona per tutti “, traducibile con : e quindi potremo ognuno remare acqua al nostro mulino…
Se quello che rimane del culturismo saranno i pochi raduni che pochi appassionati riescono a mettere assieme, il nostro futuro sarà sempre quello di una nicchia, di una elite automortificata e autoghettizzata da un contesto sociale dal quale non può sottrarsi, dal quale non DEVE sottrarsi.Oltre youtube e le foto nei social, dovrebbero, in ultima analisi esserci motivi più profondi per amare a praticare questa disciplina.
Importarla nuovamente nelle palestre, valorizzandone l’efficacia su tutti i livelli,  attraverso la giusta assegnazione del singolo esercizio, delle singole sedute, del singolo metodo per i BISOGNI del singolo soggetto.La sala pesi è ormai divenuto territorio di caccia per qualsivoglia attività: il funzionale, lo yoga, il crossfit, gli strongman, gli acrobati… Il boom del Pilates; a riposte non date, i praticanti hanno cercato altrove. Sappiamo per certo la bontà di un programma per la forma e la condizione cucito sul soggetto: un abito che non ha eguali. Occorrono però sarti e non più faciloni esterofili da tastiera. La nostra missione crediamo debba essere questa: esaltare la cultura fisica come “bene di uso comune”, per garantire al singolo, attraverso una ottima salute e efficienza, un posto “attivo” nella società. Per fare questo l’operatore RT, non può esimersi da uno studio universitario ” de visu” che sarà soltanto il punto di partenza, una rincorsa e non certo un arrivo. Abbiamo lasciato la sala pesi abbandonata, per infarcirla di corsi quantomeno discutibili, di attività svolte al pavimento, abbiamo esaltato la fatica dei pochi, trascurando i molti, i “normali”, i normalmente motivati.
Crediamo che, se per un agonista o un presunto tale, il seguire un piano di lavoro sia consuetudine,la disciplina alimentare una compagna quotidiana, farlo mettere in pratica ad un principiante è  esercizio caratteriale non da poco. Convincere la persona comune, a tutte le età e livelli, è lo snodo cruciale per passare una vita con chi già conosce il nostro linguaggio, o provar a insegnarlo a chi ancora non lo riesce a parlar e intendere appieno. Nostra opinione comune è credere che occorrerà ripartire rendendo questa disciplina, questa teoria praticata, fruibile a tutti, anche a chi non ha mire e ambizioni agonistiche o eccessivamente condizionate da una precisa messa a fuoco di se stessi. Una ossessiva messa a fuoco, possibile solo da alcuni, fortemente dotati o fortemente motivati.( a questo aggiungo l’etica discutibile di alcune federazioni natural, che propongono categorie per ogni disgraziato che abbia mire esibizionistiche, per la modica cifra di 200 euro avrai la tua foto social, e potrai mordere una medaglia…) Per esperienza personale posso dire che l’agonismo toglie senza dubbio una forte componente sociale, a volte irrinunciabile, o a cui non si dovrebbe rinunciare. Perché la nostra disciplina non dovrebbe allontanarci dal quotidiano, così dannatamente prezioso e quindi vivibile appieno solo se in piena salute. Chi scrive ha certamente perduto qualcosa.
Solo rendendo godibile la vita di una popolazione che tende a invecchiare e non a ringiovanire avremo dalla nostra non solo la certezza di un lavoro, ma sentiti ringraziamenti da parte dei praticanti. Molti di più degli eventuali atleti portati in gara. Credo che tale obiettivo renderebbe il mestiere nostro degno di essere praticato e persino riconosciuto.Se l’obiettivo di un atleta  è portare una armonia di muscoli sul palco, riconosciamo però nel pensiero greco di “kalos kai agathos”spesso citato a sproposito da molti, non soltanto la mera bellezza fisica e morale del soggetto, bensì il suo pieno inserimento nel contesto sociale, nella città, tra le persone. Non dimentichiamolo. (nella immagine sottostante, notiamo l’eta media della nostra popolazione costantemente in aumento, fonte 2017 ISTAT).
A tal proposito, credo che il vero concorso, che la vera vittoria di chi fa e farà di questa disciplina il proprio lavoro sia quella di garantire ad ogni fascia d’età la massima efficienza e dignità motoria possibile, per raggiungere, in accordo con un corretto stile di vita, la maggior salute possibile.
Questo il mr universo che andrebbe vinto ogni giorno, in ogni allenamento, con ognuno dei nostri clienti.
Agli altri auguriamo un sentito in bocca al lupo, nella speranza( vostra) che ci siano sempre dei “rotti a tutto”
Per tutti gli altri, ci saremo “noi”.

Buon allenamento, in salute e per la salute.