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Sezione Aneddoti e esperienze

le interviste di RT : Stefano Greco, ritratto di un culturista

Quando si fa un’intervista la necessità più grande per l’intervistatore è quella di riuscire a trasmettere fedelmente non solo le parole, ma le emozioni che chi hai di fronte ha saputo trasmetterti. Nell’ora passata davanti a lui, Stefano mi ha sommerso di ricordi,emozioni. Il ricordo di un culturismo condiviso e non un cammino solitario come è per la maggior parte dei casi, oggi. Il lettore sappia che questo articolo ha l’unicità di essere stato scritto subito dopo l’intervista. Troppa l’energia e l’emozione che avevo addosso e che non volevo si perdesse nel corso dei giorni successivi. Spero che questi frammenti di storia personale fatta di cadute, vittorie importanti e sconfitte cocenti, di bilancieri piegati prima ancora dalla volontà e dal sudore e poi dai muscoli  possano emozionare voi così come hanno emozionato me. Il maestro che abbiamo in comune ci ha insegnato a trovare la soluzione e l’impegno non fuori da noi bensì dentro , scavando nel profondo, in quella che viene chiamata volontà. Che il lettore sia clemente con la storia narrata, la verità non ha il pregio di essere ne romantica ne eroica, ma profuma di vita vera.

Domanda: “Perché hai cominciato ad allenarti? Quale  motivazione ti ha spinto?”

Riposta: ” Venivo dal nuoto, successivamente la pallanuoto con relativi campionati. Mi sono cimentato anche nella lotta libera dove però soffrivo l’essere troppo leggero. Eppure mi vedevo troppo magro per come volevo essere, l’idea di me che avevo nella testa non corrispondeva a quello che vedevo allo specchio. Quasi agli albori conobbi, nel 1984 al David di Ciampino  quello che considero un padre, Ruggero di Clemente, lì  cominciò un’amicizia indissolubile che mi lega a lui tutto’ora. Ebbi la fortuna fin da subito di lavorare sui miei pregi e non sui volumi enormi di alcuni rivali. Filippo Massaroni mi consigliò di puntare su proporzioni, armonia, presentazione. “Non vince il più grosso, vince il migliore” è un pensiero che feci mio per tutta la durata della mia attività agonistica. Altra personalità per me importante fu quella di Stefano Ciaraldi,  già all’epoca mister universo. Fu lui anche a consigliarmi di puntare sulla definizione e separazione muscolare piuttosto che sui volumi. Di li a poco andammo alle selezioni del campionato europeo, dove conobbi atleti del calibro di Federico Focherini. Con Stefano Ciaraldi proseguì ad allenarmi per diversi anni, consolidando un’amicizia che ci lega tutto’ora. I miei risultati più importanti sono il secondo posto agli europei N.A.B.B.A del 2000, un secondo posto pieno di amarezza che però mi portò ad affrontare forse l’anno agonistico per me più proficuo, quello del 2001, dove vinsi sia gli europei che i mondiali N.a.b.b.a , un percorso denso di forza di volontà dove mi spinsi al limite, Con Stefano Ciaraldi al mio fianco e i consigli sempre preziosi del Prof. Massaroni. Ricordo l’allenamento per quell’anno, “le serie interrotte”. Credo che tu le conosca..

 

D: Provi nostalgia per le gare?

R: Sì mi mancano. Soprattutto dopo la vittoria dei mondiali nel 2001, l’obiettivo era il mr universo N.a.b.b.a over 40.  Era il 2009, erano passati tanti anni dalla vittoria dei Mondiali. Furono tante le peripizie che mi capitarono durante quella preparazione, compreso la sfortuna di una brutta caduta che mi causò la rottura del capo lungo del tricipite, tendine e parte del muscolo. Un gomito gonfio e mancante . Mi allenai comunque, quaranta giorni di cortisone e allenamenti ai limiti del pianto. Tutto per arrivare a quella gara, in quel teatro che fu scenario per atleti meravigliosi del passato.Ero sfinito e  non arrivai tra i primi 6.  Le gare mi mancano,mi manca quel mondo, le affiliazioni delle palestre, l’ambiente familiare,  ma ancor di più mi è mancato il lieto fine.

 

D:  quali sono le più grandi differenze tra il culturismo di allora e quello di oggi:

 

R: il mio culturismo era fatto soprattutto di rispetto, molte di quelle persone conosciute o sfidate allora sono divenuti amici o spesso dei “padri”. Oggi ci sono tanti preparatori, allenatori. Io conobbi persone che si interessavano a noi, giovani protetti e non ostentati accuditi e non spremuti e poi abbandonati. E prima del palco, la vera prova era la palestra; era lì tra bilancieri piegati e allenamenti che avvenivano le nostre quotidiane competizioni.E la vita era fuori la sala pesi.. Oggi vedo categorie nascere per accontentare tutti. Noi sputavamo sangue per raggiungere la categoria dove gareggiare..

 

D: l’amarezza più grande e la gioia maggiore che il culturismo ti ha regalato?

 

R: l’amarezza più grande fu quella di seguire un giovane promettente, che portai a vincere in competizioni importanti. Fu una vittoria matura, quella di un allenatore.  Vederlo allontanarsi da me per seguire richiami di “sirene” che gli promettevano la luna fu per me doloroso. I tempi erano cambiati, su tutto. Tra gli aneddoti più divertenti c’era quello di caricare in macchina il mio bilanciere olimpico personale per allenare le gambe…

 

D: l’allenamento che preferivi? Quello che ti ha dato risultati maggiori nel tempo?

 

R: Alla base c’era la costruzione della forza, funzionale poi per il lavoro sulle 10 ripetizioni. Nella fase iniziale della carriera preferivo allenare i muscoli almeno 2 volte a settimana. Questo poi è andato con gli anni sfumando, aumentando il riposo tra le sedute, mantenendo però una buona frequenza allenante e carichi adeguati. Chi mi stava attorno, Stefano Ciaraldi e Filippo Massaroni erano e sono avari di complimenti; il regalo migliore che mi potessero fare è stata la loro severità( oltre che la loro amicizia).

 

 

D: 3 persone per te importanti nel tuo percorso di culturista

 

R: Ruggero di Clemente, per l’amicizia e la fiducia incondizionata che mi regalò fin da quand’ero ragazzo. Stefano Ciaraldi  e Filippo Massaroni, insegnanti e maestri a cui non smetterò mai di dire grazie.

 

D: Da personal trainer affermato quali sono i tuoi consigli?

 

R: In primis il rapporto di fiducia, la costruzione di un percorso, non è a mio parere possibile esimersi dalla instaurazione di un rapporto umano, oltre la semplice e “sola “ professionalità. Aldilà del lavoro mi piacerebbe ricreare quello spirito, quella condivisione dell’allenamento, delle gioie anche fuori dalla palestra, culturismo come momento di aggregazione e non strumento di isolamento che spesso invece ritrovo negli atleti di oggi.

 

Qui termina l’intervista. E a distanza di ore se penso a Stefano non mi viene che in mente una parola, anzi due: un uomo e un culturista. Che siano fusi nella stessa persona dovrebbe essere poi il fine ultimo della nostra disciplina, troppo spesso scollata da valori invece importanti che andrebbero preservati. E mi viene l’immagine che il mio maestro racconta spesso , ovvero il paragone tra  l’altleta e Il mito greco di Sisifo, un uomo che rinuncia alla promessa di una vita ultraterrena per un bene materiale, reale, un hic et nunc  troppo importante da rifiutare. Lo immagino Stefano come il nostro Sisifo,  intento a spingere quel masso tanto pesante quanto importante da smuovere, per raggiungere la cima di una montagna rappresentante i sogni di ognuno di noi e se non la felicità, quantomeno la serenità che ogni essere umano anela. E mi piace pensare che  Stefano nonostante le sconfitte cocenti, le vittorie luminose, i tendini strappati, i muscoli e la volontà portati allo stremo,le delusioni di amici perduti,e il conforto per quelli rimasti,  abbia visto almeno per un’istante della sua vita di atleta , quel maledetto masso in un perfetto , leggerissimo

stefano e Charles Glass alla Gold’s.

equilibrio. Perdoni il lettore un certo romanticismo, ma lo sport non ha la pretesa di raccontare la realtà solo per quella che è, ma anche per come dovrebbe essere. Riscriviamo il principio di questa storia.

C’era una volta, un culturista..

 

 

 

 

GENI: è tutta colpa loro!

GENI:  è tutta colpa loro.

del  Dott. Filippo Massaroni 

In un recente numero di C.F. è apparsa una intervista al Mr. Olimpia Jay Cutler. Di fronte all’eccesso d’inconsistenza dei quesiti posti al gigantesco atleta, Marcello Mormino ha riportato decisamente il serafico intervistatore sulla superficie terrestre. Marcello Mormino in pratica faceva presente che senza tenere conto di quanto “pesi” la variabile base genetica sul risultato finale della massima competizione di volume muscolare, domande inerente l’alimentazione o l’allenamento risultano perdita di tempo.  Difatti tutto poteva essere sintetizzato in 30-40-30 e 3×10 in soluzione acquosa. Tanti lo fanno ma pochi vincono. Perché. Non mi percuota Marcello se tenterò un parallelo tra il classico che vede il bilanciere come mezzo tanto da chiamarlo al massimo della revisione “resistenza”, ed il nuovo che lo vede come fine deputando ad altro la funzione di mezzo.

From Dna to cell

Polvere di genetica

Come dobbiamo essere costruiti e come dobbiamo funzionare è scritto sotto forma biochimica a base quattro. La macromolecola è conosciuta con l’acronimo DNA.  Possiamo entrare dentro questo argomento a diversi livelli di risoluzione. Il maggiore è il cromosoma, cioé  DNA compattato. Quando questa molecola “lavora” è come una fisarmonica estremamente estesa. E’ permesso copiarlo e tradurre in molecole con una funzione quanto scritto in chimico. Quando smette di lavorare per qualche funzione più importante come il riprodursi, si compatta, la fisarmonica si chiude. In questo momento lo vediamo come una coppia di nastrini tenuti insieme da un nodino pressoché al centro: i cromosomi. Di questi la specie umana ne possiede  normalmente quarantasei. Omologhi due a due, ovvero quasi uguali a coppie. Ventitré ci sono stati dati da nostra madre ed erano nell’oocita in attesa. Ventitré ce li ha messi portandoceli personalmente nostro padre.  Su ogni uno di questi c’è scritto tutto quello che serve e di più. Un pezzetto di cromosoma o DNA, fate voi, specifica un carattere e si chiama gene. Il gene è l’equivalente biochimico del carattere. Ovvero un pezzo di DNA specifica il colore degli occhi. Non è che ci sia del colorante no. Ma c’è scritto come sintetizzare nel punto esatto il colore. E’ scritto sotto forma biochimica il gene, il colore è il carattere. Per chi ha fatto il liceo genotipo e fenotipo. Il fenotipo è la realizzazione del genotipo. Quest’ultimo non è influenzato da nulla il primo nella sua realizzazione dall’ambiente. Esempio: nel genotipo c’è scritto che potenzialmente si può crescere fino a180cm. di statura. Fino e vent’anni non è stato possibile assumere per una causa  ne il latte ne tutti i suoi derivati o in alternanza si sono avuti problemi di assimilazione del calcio. La nostra altezza si fermerà diciamo a 170cm. Per mancanza di “mattoni” non del progetto. Torniamo indietro. Adesso nel cromosoma di mia madre c’è il carattere colore degli occhi ma c’è anche nel cromosoma di mio padre. Così noi abbiamo sempre nella prima generazione ( la 1° legge di Mendel) una mescolanza.  Voi mi direte che era un miscuglio già in mio padre. E’ vero.  Ma questo ci dice come la natura abbia sempre l’interesse a rimescolare tutto il pool genetico di una popolazione e si spiega il perché pur di ottenere questo fa di tutto, proprio di tutto. Chiunque di noi ha assistito allo spettacolo d’arte varia di un amico innamorato. Senza eccezioni al di fuori dell’amore, davanti a certe manifestazioni avremmo chiamato la neuro. In questo campo abbiamo con un sorrisetto concluso: è innamorato.  Il senno va in sonno. Non mi scompongo affatto se qualcuno perde il senno davanti ad una montagna di muscoli. Ne che sia un amore mercenario.   Riporto il discorso su  un paio di frasi che forse vi sono sfuggite ma che vi ripeto. Genotipo e fenotipo. Il primo non è influenzato da nulla il secondo dall’ambiente. Il primo sta nel nucleo delle cellule piuttosto ben protetto, il secondo si può presentare sotto forma degli effetti del lavoro con un pesante bilanciere.

 

 

Ipertrofia

La funzione fa l’organo diceva giustamente Lamark. E’ il primo principio dell’allenamento. Vediamo come. Eseguiamo tre serie ad esaurimento di curl con bilanciere. Si sono esaurite energeticamente la maggior parte delle cellule muscolari del bicipite brachiale. Cosa è successo nell’ambiente interno a livello del  citoplasma di una miofibra ( cellula muscolare). S’è decomposto per trasferire energia il CP in creatina (C) e fosfato (P). Si sono danneggiate alcune proteine impegnate nella contrazione, ci sono danni sia nel tessuto connettivo muscolare che nel tessuto intercellulare (la distrofina responsabile della distrofia muscolare) , ci sono danni sulla superficie cellulare ( split), l’ambiente si è acidificato. Concentramoci sui danni alle proteine contrattili. La decomposizione della miosina ( evitiamo le varie frazioni)   libera ed immette nell’ambiente gli aminoacidi che la costituivano.

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a)L’aumento di concentrazione di questi aminoacidi è un segnale per il DNA

b)Si apre un “interruttore” del gene “massa muscolare” sul DNA. e fa copiare il progetto di ricostruzione

c)Una molecola  che chiamiamo RNA messaggero, per ricordare questa sua funzione di navetta, copia il progetto ed esce dal nucleo nell’ambiente citoplasma.

d)Qui viene realizzato il progetto e costruita nuova proteina contrattile.

e)Quando questo è avvenuto un nuovo segnale ( la statina) dice di spegnere l’interruttore sul DNA.

f)Si esaurisce l’RNA messaggero, è avvento quello che noi chiamiamo “recupero”

 

Qui una spiegazione del concetto di sovraccarico. Quando il DNA si richiude , l’RNA che “sta per strada” è in più rispetto ai bisogni della sola ricostruzione e porta il gradino un poco più in alto. L’Rna ha un emivita variabile ma è misurabile in minuti. Quindi porta l’ipertrofia più in alto di un pochino.

 

Mettere le mani sui sistemi

 

Due i punti fondamentali:

a) Il tempo di apertura del “rubinetto”

b) La lunghezza della vita dell’Rna con l’ordine di costruire

 

La lunghezza di vita dell’RNA

Sembra essere controllato dal testosterone. C’è chi per altre questioni, aiméh sempre genetiche, ha un alto livello di questo ormone. Quindi questa è una prima causa di individui con una massa muscolare sopra la media. Alcuni di quelli che non hanno accettato questa evidente ingiustizia biochimica hanno ovviato nella maniera conosciuta specialmente ai natural.

 

 

Il tempo di apertura del rubinetto

Abbiamo già visto che i cataboliti stessi attivano il DNA e sono conseguenti al nostro allenamento. Quindi perchè non aumentarli dall’esterno.  Questi sono principalmente gli aminoacidi ramificati o meglio la leucina. Quelli esterni sommati a quelli conseguenti alla degradazione potenziano il messaggio diretto al DNA. E’ il doping accettato. Ma come ci sono alcune sostanze che aprono il rubinetto del DNA  altre lo chiudono. Le sostanze che lo aprono le abbiamo viste e sono messe in moto dall’allenamento ed il prolungarsi di questo stimolo facilita il compito dei successivi. Questo vuol dire “essere allenati”, avere adattamenti già pronti alla risposta. Questi adattamenti si chiamano “adattamenti epigenetici”. E’ il motivo del disaccordo tra Darwin e Lamark. I due erano in accordo su quasi tutto ma non su un punto fondamentale. Questi meccanismi epigenetici ( i caratteri acquisiti come i muscoli del b.b). Lamark sosteneva essere caratteri acquisiti e siano trasmissibili geneticamente Darwin no. Aveva ragione quest’ultimo. Ma allora quale è il meccanismo che fa di alcuni uomini estremamente muscolosi con un allenamento simile a quello di altri ? Abbiamo visto che i cromosomi sono due ed il carattere finale è il contributo dei due. Uno dei due caratteri, (alleli) può essere , per mille ragioni, non funzionante. In questo caso parliamo di portatore sano. Porta una tara genetica ma è compensata dal gene dell’altro cromosoma perfettamente funzionante. Abbiamo visto che i geni controllano tutto, non solo la costruzione ma anche lo stop alla costruzione. Per esempio sono controllori quelli che “chiudono il rubinetto”. Cosa vuole dire. Chi è portatore di uno dei due geni “controllo” non funzionante può contare su una  chiusura che avviene con ritardo. Questo è un vero vantaggio. Si sono analizzati il DNA di molti campioni e si è verificata questa ipotesi. Una ricerca non venne pubblicata perché numerosi campioni non diedero il consenso alla pubblicazione per timore di vedere il loro mito diminuito da un fattore biochimico. Questi controllori li chiamiamo STATINE. Stabilizzano, dicono adesso basta. Se uno dei due è non funzionante o mal funzionante il “basta” arriva in ritardo. Si possono , oltre al caso di chi li ha poco funzionanti, reprimere? . Pare di si, è il doping  del piano di sopra. Quando si vedono quei muscoli cresciuti per spinta dall’interno. Adesso che si sia portatore sano di un gene non funzionante della statina specifica per i muscoli o che ci sia una sostanza che disattivi la statina introdotta dall’esterno non vogliamo discuterlo ma a questi livelli farci raccontare qualsiasi cosa che interessi la norma delle persone, alimentazione, tre serie, dieci ripetizioni, acqua, sonno , da chi per qualche motivo cresce il doppio di un altro a parità di lavoro, serve solo a passare il pomeriggio in letizia. Non ci credo ma sembra l’abbiano pagato per la chiacchierata. Queste sostanze inattivanti le statine lasciano però delle tracce e sono quindi intercettabili dall’antidoping.

Il doping genetico

L’ultima frontiera del doping prevede un innesto di un gene repressore della chiusura del rubinetto, traghettato non da un virus che si è sperimentato pericoloso perché entra nel nucleo e nessuno sa come fermarlo, ma da un plasmidio  che rimane nel citoplasma quindi è attaccabile ed ha una vita a tempo. Un doping con estrema difficoltà di rilievo. I laboratori buoni sono al lavoro stimolati e sovvenzionati adeguatamente dalla WADA. Si sospetta che a Pechino siano sei gli atleti che abbiano subito un trattamento di doping genetico.

Conclusioni

Può l’allenamento riflettere il doping? A leggere sopra sembra di si. Gli allenamenti possono essere ridotti ed aumentati di volume in caso di mancata repressione. Il volume alto aumenterebbe lo stimolo in apertura, e la mancata repressione si rifletterebbe sul ritardo della chiusura. Questo giustificherebbe un solo allenamento a settimana. L’allenamento con i pesi è una magnifica forma di attività sportiva. Nelle competizioni i molti punto deboli . Uno di questi è la genetica. L’aspetto genetico ha un peso così alto da rendere inutile e altamente insufficiente l’attivazione  delle capacità più nobili di un giovane atleta. Quindi il doping o la “dote” genetica non può essere compensata da altro. Alle gare dovrebbero essere indirizzati , come è in tutti gli sport, i dotati. Recuperare questo gap genetico col doping è un grave rischio per la salute ed un evidente contraddizione con lo spirito della cultura fisica. Ma una soluzione c’è ed è quella di limitare gli effetti della “dote” sulla quantità muscolare. Una prima soluzione potrebbero essere l’adozione nelle gare natural di parametri che riducano il peso della quantità di massa muscolare sul conto finale della classifica ed aumentino il peso delle proporzioni tra i gruppi muscolare. Ho già proposto in altre occasioni l’assegnazione di due titoli. Il miglior fisico ed il più muscoloso. Sarebbe già un grosso passo avanti. Ma è vero che vogliamo muoverci ?

 

Da consultare:

Le Scienze-Atleti geneticamente modificati- n. 432

Il sito Nabbaitalia .it

 

“A ciascuno il suo ruolo”. Resistance Trainer Professionisti (RTP) , i Personal Trainer (PT) e i loro ambiti nel campo della alimentazione

Resistance Trainer Professionisti (RTP) , i Personal Trainer (PT) e i loro ambiti nel campo della alimentazione

Autori:

Dott.Massaroni Filippo  Docente Scienze Motorie Un. Tor vergata – Roma

Dott. Angelini Marco  Laureato Dietista, PT Issa
Il maggior numero di persone che si avvicinano a questa nostra disciplina lo fa per raggiungere o recuperare la Forma ovvero un aspetto estetico piacevole ed un livello di Condizione generosamente sopra la media. Tra le varie figure che offrono la loro competenza per questo obiettivo Il Personal Trainer (PT) ed i RTP svolgono un ruolo chiave. Affinché gli individui possano raggiungere gli obiettivi desiderati, che siano la perdita o guadagno di peso, maggiore forza o salute generale, una seria attenzione deve essere rivolta alla nutrizione/dieta ed agli interventi sullo stile di vita globale. Pertanto un RTP o PT deve essere ben qualificato sia per guidare e motivare i clienti attraverso le modifiche allo stile di vita sia alla assegnazione di adeguati programmi di esercizi. Tuttavia, per quanto riguarda i dettagli del puzzle nutrizionale all’interno dell’ambito del RTP o PT la realizzazione pratica può essere difficile da determinare se si considera quale tipo di consulenza nutrizionale sia più opportuno offrire ai clienti. L’obiettivo di questo articolo è quello di differenziare tra le varie professioni coinvolte nell’aspetto nutrizionale e chiarire i limiti del ruolo del personal trainer per quanto riguarda la consulenza e l’orientamento riguardo la nutrizione. Le figure professionali in grado di offrire questo servizio sono definite da leggi della Repubblica Italiana. Cercheremo di tracciarne i limiti.

alimentazione

Le figure professionali nell’ambito della nutrizione ben definite sono 3 :

il Dietologo,
il Dietista
il Biologo della nutrizione

Ciascuna con un percorso di studi differente e con una differente normativa giuridica di riferimento.
Il Dietologo è un medico che dopo essersi laureato in Medicina e Chirurgia (classe LM-41), si è abilitato ed ha conseguito la specializzazione in Dietologia o in Scienze dell’alimentazione umana.
Il medico nutrizionista è l’unico professionista che esercita la facoltà di fare diagnosi, avvalendosi di tutti i presidi esistenti atti a tale scopo, richiedere accertamenti clinico-diagnostici e/o di laboratorio (esami del sangue, urine, ecc) e prescrivere oltre alle diete (personalizzate o rivolte ad una comunità come nel caso delle mense scolastiche, aziendali o ospedaliere) i farmaci idonei al raggiungimento e al ripristino di condizioni di salute/benessere del paziente (ipo-glicemizzanti orali per il paziente diabetico, anti-ipertensivi per quello iperteso, le statine per il paziente con iper-colesterolemia, ecc). Egli quindi ha la responsabilità clinica dei propri pazienti: è cioè colui al quale compete la diagnosi, l’inquadramento nosologico e clinico e la prescrizione dietetica. Il dietologo può svolgere la sua professione come libero professionista o come dipendente ospedaliero all’interno del reparto di Dietetica e Nutrizione Clinica.
Il Dietista è un professionista sanitario in possesso di una laurea triennale che rientra nella Classe delle lauree in professioni sanitarie tecniche (L/SNT/3) che elabora, formula ed attua le diete prescritte dal medico e ne controlla l’accettabilità da parte del paziente (DM 2/4/2001 MIUR – G.U. n.128 del 5/6/2001 all.3, classe 3). Secondo le normative vigenti (profilo professionale D.M. 744 del 1994) il dietista è l’operatore sanitario competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione, ivi compresi gli aspetti educativi e di collaborazione all’attuazione delle politiche alimentari nel rispetto della normativa vigente.
Le competenze del dietista si estendono anche :
-Al controllo dell’igiene degli alimenti ;
-All’educazione alimentare finalizzata alla diffusione di principi di alimentazione corretta tale da consentire il recupero e il mantenimento di un buono stato di salute del singolo, di collettività e di gruppi di popolazione;
-Alla ricerca scientifica;
-Alla collaborazione con altre figure professionali per il trattamento multidisciplinare dei disturbi del comportamento alimentare;
-Alla collaborazione con le industrie del settore alimentare;
-Alla coordinazione di attività relative all’alimentazione (es: organizzare i servizi di ristorazione di comunità di sani e di malati);
-All’attività didattica delle scienze e tecniche dietetiche applicate, materia di studio del corso di laurea in dietistica, e del tirocinio triennale in qualità di tutor.
Il dietista può svolgere la sua attività nel settore pubblico o privato, offrire le sue competenze per individui sani o malati, per singoli o per comunità, può quindi lavorare come libero professionista. Diversamente da medici e biologi i dietisti non hanno un albo ma un’associazione a cui iscriversi (ANDID, Associazione Nazionale Dietisti Italiani).
Il Biologo Nutrizionista è un laureato in Scienze Biologiche, titolo ottenuto secondo il vecchio ordinamento (4 o 5 anni) oppure con una laurea specialistica LM-6 ottenuta dopo quella di primo livello( 3 + 2 anni con la nuova riforma) iscritto alla Sez. A dell’Ordine Nazionale dei Biologi previo superamento dell’esame di abilitazione nazionale.
Può, ma non è limitativo, conseguire la specializzazione in Scienze dell’Alimentazione che oltre ad arricchirlo culturalmente, gli permetterebbe di partecipare ai concorsi per cariche dirigenziali nella sanità pubblica.
Il Biologo nutrizionista può svolgere la sua professione in totale autonomia rilasciando diete individuali, per collettività, per mense aziendali, per gruppi sportivi, consulenze nutrizionali e prescrivendo integratori alimentari stabilendone o indicandone anche le modalità di assunzione . L’art. 3 della legge 24.5.1967, n. 396 afferma testualmente che formano oggetto della professione di Biologo le attività di:
-Valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, degli animali e delle piante;
-Utilizzare apparecchi per la rilevazione di parametri utili alla valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, purché non invasivi;
-Problemi di genetica dell’uomo, degli animali e delle piante;
-Identificazione di agenti patogeni (infettanti ed infestanti) dell’uomo, degli animali e delle piante;
-identificazione degli organismi dannosi alle derrate alimentari, alla carta, al legno, al
patrimonio artistico; mezzi di lotta;
-controllo e studi di attività, sterilità, innocuità di insetticidi, anticrittogamici, antibiotici, vitamine, ormoni, enzimi, sieri, vaccini, medicamenti in genere;
-identificazioni e controlli di merci di origine biologica;
-analisi biologiche (urine, essudati, escrementi, sangue; sierologiche, immunologiche, istologiche, di gravidanza, metaboliche);
-analisi e controlli dal punto di vista biologico delle acque potabili e minerali;
-funzioni di perito e di arbitro in ordine a tutte le attribuzioni sopra menzionate.

Inoltre secondo Il parere del consiglio superiore della sanità del 12 Aprile 2011, “il Biologo può autonomamente elaborare profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa richiesta un miglioramento del proprio benessere, quale orientamento nutrizionale, finalizzato al miglioramento dello stato di salute” escludendo i casi in cui è presente una patologia, che deve essere preventivamente diagnosticata dal medico.Pertanto il biologo non può fare diagnosi di malattia né prescrivere una terapia farmacologica o analisi cliniche ma può operare in condizioni fisiologiche e patologiche (previo accertamento medico).
Queste sono le uniche figure professionali alle quali si può far affidamento in ambito nutrizionale, non farmacisti, naturopati, osteopati, estetisti tutti competenti nei loro settori ma non in grado (né tantomeno autorizzati per legge) a rilasciare prescrizioni dietetiche!Proprio le norme giuridiche di rango legislativo definiscono prerogative, qualifiche, limiti e competenze delle tre figure professionali specializzate in nutrizione umana affinché non vi siano sovrapposizioni o “scavalcamenti” di ruolo consentendo ad ognuno di operare all’interno del proprio campo di azione fermo restando che la collaborazione tra le parti sarebbe comunque auspicabile per attuare quell’approccio multidisciplinare che si è rivelato essere la migliore strategia possibile per garantire il benessere del paziente che a tali professionisti si rivolge e per i quali il suo stato si salute psico-fisico deve rappresentare l’obiettivo primario da raggiungere e mantenere nel tempo.

Ambito di condotta del Professionista del Resistance Training (RTP)

E’ stato sufficientemente chiarito che il successo del progetto per il raggiungimento degli obiettivi di salute e fitness di un potenziale cliente si basa sulla sua capacità di impegnarsi
1. con sufficiente impegno nello svolgere il programma stabilito,
2. adottare una dieta con un apporto energetico adeguato ed un appropriato equilibrio tra i nutrienti
3. vivere un sano stile di vita complessiva.

Tutti e tre questi componenti devono essere presenti al fine di massimizzare le probabilità di successo. Il RTP svolge un ruolo importante in ciascuna di queste tre componenti. Valuta, guida e motiva i clienti attraverso il programma di esercizi personalizzati. Motiva i clienti a fare i necessari cambiamenti comportamentali per vivere una vita sana. Svolge anche un ruolo critico nel fornire ai clienti una consulenza sulla nutrizione adeguata, facendo attenzione a rimanere entro l’ambito stabilito della pratica. Nel fornire un programma di Esercizi e Carico personalizzati, suggerendo modifiche nello stile di vita è ben all’interno del campo di applicazione pratica del suo campo professionale. Fornendo specifiche analisi alimentari e prescrizioni dietetiche dettagliate ha di molto sorpassato il limite. Come appare evidente anche per figure professionali più qualificate per questo compito. Tuttavia, il RTP può fornire consigli nutrizionali generali, utili ai clienti e dovrebbe essere in grado di riconoscere quando è il caso di riferirsi a una delle tre figure sopra definite per una più specifica valutazione dietetica o prescrizione. È importante che il RTP conosca le proprie limitazioni in materia di nutrizione. Tuttavia, è altrettanto importante che sia consapevole dei molti benefici che un cliente può ottenere da un professionista del movimento con ampia conoscenza nutrizionale. I clienti spesso ricevono informazioni nutrizionali da famose riviste di salute e fitness, programmi televisivi, articoli vari e internet. Mentre queste fonti possono fornire una grande quantità di informazioni, possono anche essere e spesso lo sono inaffidabili. Questo può essere difficile da determinare a volte; così, il tecnico può essere una risorsa inestimabile per i clienti fornendo informazioni nutrizionali ben consolidate e basate sulla ricerca. Il RTP è spesso la prima persona che un cliente avvicina per informazioni e domande nel campo della nutrizione. Pertanto deve essere in grado di fornire ai clienti i fatti relativi alla nutrizione e dieta senza andare oltre il loro campo di applicazione pratica.

Il RTP dovrebbero anche essere consapevole di come affrontare la consulenza nutrizionale in caso di concorrenti a competizioni nelle varie classi di atleti: Bikini, Figura, BB sempre rispettando i limiti che impongono la professione ovvero rimanere all’interno del campo di applicazione pratica. Il potenziale successo di un atleta in competizione o un concorrente di fitness sul palco è determinato in gran parte, non solo dalla loro programma di allenamento, ma anche dalla loro dieta. Di conseguenza, è comune per questi individui seguire un piano individualizzato alimentare progettato per ottimizzare le prestazioni e il loro fisico. È fin troppo comune il caso di “preparatori” che prescrivono regimi dietetici a % estremamente basse di carboidrati o grassi, apporto proteico multipli del reale fabbisogno, e disidratanti diete-crash. Pertanto, allenatori e preparatori dovrebbero fornire solo questi individui con consigli nutrizionali generali e raccomandazioni, seguendo le stesse linee guida come quelle descritte per il generale popolazione. Tuttavia, solo un Professionista con titoli adeguati dovrebbe fornire atleti con piani alimentari individualizzati che possono integrare e rafforzare l’efficacia delle loro routine di allenamento. È anche importante per il RTP d’essere a conoscenza di leggi e normative relative alla fornitura di consulenza nutrizionale.

La figura del Personal Trainer (PT)

Abbiamo sorvolato su cosa si intenda con questa figura. Purtroppo la mancanza di normativa ha permesso praticamente a tutti lo abbiano voluto, di acquisire un certificato con sopra scritto: Personal Trainer. Il che ha dequalificato totalmente qualsiasi certificato. Se fossimo costretti a fare qualche nome sopra i tanti, indicheremo senz’altro Il PT della NSCA-Italia, e la Issa. In entrambi con i necessari aggiornamenti, almeno annuali. Quindi consigliamo a quanti avessero bisogno di un PT da richiedere l’iscrizione attualizzata all’ente sopra indicato. Entrambi oltre ai corsi , purtroppo a pagamento ad a volte “salato”, editano lavori di ggiornamento sia in forma cartacea che digitale. Se un PT non è aggiornato su fonti serie è uno dei tanti con un foglio di qualifica scaduto. Il movimento organizzato e la sana alimentazione sono riconosciuti a tutti i livelli come la giusta risposta a quasi tutte le degenerazioni conseguenti agli stili di vita correnti. Il PT può essere la figura in grado di fornire ai clienti la necessaria motivazione sia attraverso programmi di esercizio appropriati sia modifiche del comportamento e stile di vita inclusa una consulenza nutrizionale per il raggiungimento dei loro obiettivi di fitness. Il non sentire il bisogno di aggiornamenti e approfondimenti professionali è un punto negativo caratterizzante la maggior parte di chi esibisce in Italia questo titolo.

Bibliografia

PTQuarterly n.1-2-3. NSCA USA
Resistance Training Guida alla teoria ed alla Pratica. e-book Massaroni.
w.w.w.resistance training.it

RESISTANCE TRAINING E SALUTE PSICO-FISICA



Da un articolo di Mario Gulinelli 

Nel numero 7 del 2011 di Medicine & Science in Sports & Exercise, la rivista dell’American College of Sports Medicine (Acsm), che rappresenta attualmente la maggiore organizzazione esistente al mondo di medicina dello sport e dell’esercizio fisico, è stata pubblicata la nuova position stand sulla quantità e la qualità di esercizio fisico in grado di mantenere l’efficienza cardiorespiratoria, muscolo-scheletrica e neuromotoria in soggetti adulti apparentemente sani con le relative guide per la prescrizione dei vari generi di esercizio fisico (Garber C. E., Blissmer B., Michael R. Deschenes M. R., Franklin B. A., Lamonte M. J., FACSM, I-Min Lee I. M., Nieman D. C., Swain D. P., Quantity and Quality of Exercise for Developing and Maintaining Cardiorespiratol)!, Musculoskeletal, and Neuromotor Fitness in Apparently Healthy Adults: Guidance for Prescribing Exercise, Medicine & Science In Sports & Exercise, 43, 2011, 7, 1334-1349, scaricabile da http://www.acsm.orglaccess-public-information/position-stands) che aggioma il precedente documento dell’Acsm del 1998. In essa sono citati oltre quattrocento pubblicazioni da riviste scientifiche, studi epidemiologici, studi clinici, meta analisi, consensus statement e linee guida basate su prove scientifiche.

acsmlogo

La Position Stand del 2011 conferma come, accanto al tradizionale allenamento cardiocircolatorio, sempre più vi sia la tendenza a ritenere un allenamento della forza uno strumento prezioso che, almeno quanto l’allenamento dell’endurance, offre molteplici benefici per quanto riguarda il recupero, il mantenimento e sviluppo dello stato di salute. Cosi Garber et al. (2011), nel paragrafo dedicato ai vantaggi legati al miglioramento dell’efficienza muscolare, ricordano come questi siano stati ben accertati nell’ultimo decennio e come, elevati livelli di forza muscolare siano significativamente associati al miglioramento dei profili di tutti i fattori di rischio cardiovascolare, a minori rischi per tutte le cause di mortalità, a una diminuzione dei casi di malattie cardiovascolari, alla minore probabilità di sviluppare limitazioni funzionali e malattie non fatali. Attualmente disponiamo di insufficienti dati prospettici sulle caratteristiche dose-risposta che riguardano efficienza muscolare e effetti sulla salute o sull’esistenza di una soglia di benefici tale da raccomandare quale sia il minimo di forza muscolare, di potenza o endurance collegati allo stato di salute (Garber et al. 2011). Però, se si prescinde dall’aumento di forza, vi è una serie impressionante di cambiamenti di biomarker relativi allo stato di salute che derivano dalla pratica regolare di un allenamento con sovraccariclli (resistance training) che comprendono miglioramenti nella composizione corporea, nel livello di glucosio ematico, nella sensibilità all’insulina e nella pressione arteriosa in persone che presentano preipertensione e ipertensione di stadio 1. Per cui l’allenamento con sovraccarichi può essere efficace sia nella prevenzione sia nel trattamento della sindrome metabolica (Garber et al. 2011). Non deve essere trascurato, inoltre, che gli esercizi diretti all’incremento della forza e della massa muscolare sono in grado di aurnentare efficacernente la massa (contenuto di minerali e densità minerale ossea) e la robustezza delle ossa che esse sollecitano specificarnente, e possono rappresentare una rnisura preziosa per prevenire, rallentare o persino invertire la perdita di rnassa ossea in persone con osteoporosi. Se si considera poi che la debolezza rnuscolare è stata identificata corne un fattore di rischio per l’insorgenza di una osteoartrite, l’allenamento con sovraccarichi può ridurre la possibilità che si producano disordini muscolo scheletrici (Garber et al. 2001) e in persone con osteoartriti è in grado di ridurre dolore e disabilità.

Per quanto riguarda i benefici dell’allenamento con sovraccarichi sulla saluta mentale gli Autori, però, osservano che essi hanno ricevuto un’attenzione minore di quelli associati agli esercizi cardiorespiratori, ricordando che alcuni studi preliminari permetterebbero di ipotizzare che questo allenamento può prevenire e migliorare stati di depressione ed ansia.

Su questo tema nel 2010 gli americani Patrick J. O’Connor, Matthew P. Herrings, del Dipartimento di Chinesiologia dell’Università della Georgia e Amanda Caravalho, del Dipartimento di psicologia della stessa università (O’ Connor P., Herring M., Carvalho A., Mental Health Benefits of Strength Training in Adults, American Joumal of Lifestyle Medicine, 4, 2010, 5, 377-396) hanno completato e pubblicato un’ampia review della letteratura sull’argomento della quale è interessante riportare i principali risultati.

ANSIA: il primo di questi risultati riguarda l’effetto dell’allenamento della forza sull’ansia. Secondo O’Connor et al. (2010) il 15% di tutta la popolazione degli Usa riferisce di sintomi frequenti di ansia di varia durata ogni mese. È normale che chiunque sperimenti livelli elevati di ansia quando deve affrontare lavori o prestazioni nuove, esami, interviste, ecc. e generalmente essa si manifesta con sensazioni di nervosismo, paura, apprensione, preoccupazione, ecc. Se i suoi sintomi sono persistenti e accentuati, essa si associa a disturbi del sonno, stress mentale, disturbi somatici, salute cagionevole e limitazioni dell’attività fisica. O’Connor, Herring e Carvalho (2010) riferiscono che sette ricerche sull’alIenamento della forza (rispondenti ai criteri qualitativi della ricerca previsti per essere considerati nella loro review) legate a questo tema dimostrano che questo tipo di allenamento è una forma importante di intervento su soggetti che soffrono d’ansia. È interessante che due delle sette ricerche hanno confrontato gli effetti di un allenamento della forza di elevata intensità (con esercizi eseguiti all’80% di lRM) con quelli di un allenamento di intensità moderata (50-60% di lRM), trovando una maggiore riduzione dell’ansia con il primo tipo di allenamento rispetto al secondo.

COGNIZIONE: per quanto riguarda la cognizione, termine con il quale gli Autori inten-dono la capacità di elaborazione del cervello che permette di ottenere conoscenze at-traverso il pensiero, l’esperienza e i sensi, la ricerca è diretta a comprendere come a-wenimenti, esperienze, conoscenze si trasformino in elementi immagazzinati nella memoria che possono essere richiamati per svolgere compiti e risolvere problemi di natura sia mentale sia fisica.
Strettamente associato al termine “cognizione” è quello di funzioni esecutive, usato per indicare un sistema complesso di moduli funzionali della mente, che regolano i processi di pianificazione, controllo e coordina-zione del sistema cognitivo, e governano l’attivazione e la modulazione di schemi e processi cognitivi.
Le funzioni esecutive, quindi, sono quelle abilità che permettono a un individuo di anticipare, progettare, stabilire obiettivi, attuare progetti finalizzati a uno scopo e monitorare/ modificare il proprio comportamento per adeguarlo a nuove condi-zioni. Sono quelle che gestiscono tutti i compiti della vita di una persona che permetto-no di organizzarne le azioni in sequenze gerarchiche di mete e di obiettivi, di spostare flessibilmente l’attenzione sulla informazioni rilevate, di attivare strategie appropriate e inibire risposte non adeguate. Il loro impiego è indispensabile in tutti i tipi di problem solving, da quelli più complicati ed astratti, come la soluzione di problemi matematici, all’acquisizione delle abilità sociali. Un numero elevato di ricerche che si sono occupate del rapporto tra cognizione ed esercizio fisico sono state realizzate su soggetti adulti anziani, in quanto si pensa che questa popolazione, potenzialmente, possa ricavare notevoli benefici dall’allenamento della forza. Così, O’Connor, Herring, Carvalho (2010) riferiscono che in sette studi controllati randomizzati è stato dimostrato che l’alIenamento della forza presenta la capacità di migliorare numerosi aspetti della cognizione in soggetti adulti anziani sani. È importante che uno degli effetti più notevoli dell’allenamento della forza sia il marcato miglioramento della memoria e dei compiti ad essa associati. Sembra, inoltre che il miglioramento delle funzioni esecutive rappresenti uno dei maggiori benefici sia dell’allenamento della forza (Anderson-Hanley C., Nimon J. P., Westen S. C., Cognitive health benefits of strengthening exercise for communitydwelling older adults, J. CNn. Exper. Neurop.sychology, 32, 2010, 9, 996-1001) come anche di quello della endurance (Colcombe S., Kramer A. F., Fitness effects on the cognitive function of older adults: a meta-analytic study, Psychological Science, 14, 2003, 125-130).

DEPRESSIONE: un disturbo dell’umore nel quale molte persone possono incorrere e che può essere determinata da fattori familiari e genetici, biologici, ambientali e psicologici, è la depressione, caratterizzata da un insieme di sintomi come umore depresso, diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività, perdita significativa o aumento significativo di peso dovuti a una diminuzione o un aumento dell’appetitio, insonnia o iperinsonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio, sentimenti di autosvalutazione o eccessivi o inappropriati sensi di colpa, diminuzione della capacità di pensiero, di concentrazione o di presa di decisione, ricorrenti pensieri di morte o di suicidio, ecc. O’Connor, Herring, Carvalho (2010) mettono in evidenza che i diciotto studi che hanno esaminato gli effetti dell’allenamento della forza in persone con sintomi di depressione presentano risultati contrastanti. Numerosi studi mostrano un effetto significativamente positivo degli esercizi di forza, mentre altri mostrano solo scarsi cambiamenti sugli stati di depressione. Secondo loro, probabilmente sarebbero necessari ulteriori ricerche per determinare se vi sia una dose ottimale di allenamento della forza per le persone che soffrono di sintomi di depressione. Ricordano però che quattro degli studi citati, che hanno studiato quali fossero gli effetti di questo allenamento su adulti ai quali era stato clinicamente diagnosticato uno stato di depressione, hanno ottenuto risultati unanimi: la pratica di un allenamento della forza determinava un ampia riduzione della depressione.

SINDROME DA FATICA CRONICA: per quanto riguarda la sindrome da fatica cronica, O’Connor, Herring, Carvalho (2010) ricordano che circa il 25% della popolazione degli Stati uniti lamenta sintomi di fatica persistente o cronica. Inoltre l’insorgenza di tale sin-drome è elevata tra le persone con patologie croniche e specialmente tra le persone con disturbi psicologici. Essa rappresenta una delle ragioni frequenti per le quali le persone si rivolgono al loro medico e una giustificazione che viene spesso addotta per non praticare sport o altre forme di esercizio fisico. È impressionante come il 94% dei settanta studi randomizzati sull’esercizio fisico e la fatica cronica mostri come esso sia clinicamente (cioè significativamente) più efficace dell’intervento farmacologico o cognitivo comportamentale (O’Connor, Herring, Carvalho 2010).

AUTOSTIMA: è la considerazione che una persona ha di se stessa, cioè il risultato di quel processo che porta una persona a valutare e apprezzare se stesso tramite l’auto-approvazione del proprio valore personale fondato su auto percezioni, alla cui base troviamo elementi cognitivi, affettivi e sociali. Si tratta di una caratteristica della personalità che indica come una persona sia conscia del proprio valore, quale sia il livello del rispetto che ha verso se stessa e la sua integrità fisica e morale ed è strettamente associata al benessere sia fisico sia mentale. L’allenamento della forza si rivela in grado di migliorare l’autostima in soggetti adulti sia giovani sia anziani, come anche in popolazioni in fase di riabilitazione da patologie cardiache, tumori e in persone depresse.

SONNO: O’ Connor, Herring, Carvalho (2010) ci ricordano che trascorriamo il 30% della nostra esistenza dormendo e che il sonno è un elemento importante, la cui carenza è fonte di notevoli problemi sia fisici sia mentali: Per questa ragione una notevole privazione di sonno « di 5-6 ore a notte) può associarsi a peggioramenti delle funzioni cognitive, a malattie mentali, all’ipertensione, all’obesità, a patologie cardiovascolari, a ictus, a sonnolenza diurna, a diminuzioni delle abilità (a esempio della guida, con un aumento degli incidenti automobilistici) e a un peggioramento generale della qualità della vita. La ricerca indica che le persone fisicamente attive hanno pattern di sonno più sani e corrono meno rischi di apnea notturna. Essa dimostra pure che persone depresse che presentano disturbi del sonno mostrano un miglioramento del 30% nel sonno dopo un intervento che prevede un allenamento regolare della forza. Tali risultati mostrano di essere più consistenti dopo 8-10 settimane di allenamento regolare.

A questo punto è legittimo chiedersi quali siano i meccanismi attraverso i quali l’alIenamento della forza provochi questi miglioramenti nella salute mentale. O’Connor, Herring, Carvalho (2010) ipotizzano che vi sia una rete complessa di adattamenti neurofisiologici che si producono con la pratica di un allenamento della forza che influiscono direttamente o indirettamente sui processi mentali. Ad esempio, i numerosi benefici per la salute fisica prodotti dall’allenamento della forza che sono stati illustrati all’inizio possono esercitare un effetto diretto e indiretto sul benessere mentale di una persona. Inoltre, l’allenamento della forza può migliorare il funzionamento del sistema nervoso centrale e anche ciò avrebbe un effetto positivo sulla salute mentale. Secondo Henriette van Praagh del Laboratorio di Neuroscienze del Nationallnstitute on Aging, di Baltimora (van Praagh E., Exercise and the brain: something to chew on, Trends in Neuroscience, 35, 2009, 283-290) afferma che il miglioramento delle funzioni cognitive con l’esercizio fisico probabilmente rappresenta un adattamento multifattoriale che coinvolge la generazione di nuovi neuroni nel cervello, un incremento dei neurotrasmettitori e la formazione di nuovi vasi sanguigni che permette un migliore rifornimento di sangue e una migliore eliminazione dei prodotti del metabolismo.

La conclusione che si può trarre dalla review di O’Connor, Herring, Carvalho è che vi sono prove di come l’allenamento con sovraccarichi possa migliorare molti aspetti della salute mentale e soprattutto molti aspetti delle funzioni cognitive. Si tratta di ulteriore elemento che si aggiunge al cambiamento di paradigma verso l’allenamento della forza e il ruolo di questa capacità per quanto riguarda il recupero, la conservazione e il miglioramento dello stato di salute al quale stiamo assistendo sempre più in questi ultimi tempi.

ANALISI TECNICO-PRATICA DELL’ESERCIZIO DI BACK SQUAT CONTROLLANDO GLI INTERVALLI TRA LE RIPETIZIONI IN UN MESOCICLO DI LAVORO. di Elpidio Amoroso

ANALISI TECNICO-PRATICA DELL’ESERCIZIO DI BACK SQUAT CONTROLLANDO GLI INTERVALLI TRA LE RIPETIZIONI IN UN MESOCICLO DI LAVORO. di Elpidio Amoroso

L’obiettivo principale di questa prova, è stato quello di determinare in che modo una serie di back squat con bilanciere,  eseguito con un’accosciata a femore parallelo al suolo,  potesse indurre a cambiamenti nella prestazione,  per adattamenti sia a carico del metabolismo energetico, sia dal punto di vista biomeccanico, semplicemente agendo sul tempo di recupero tra una ripetizione e l’altra.

Quest’ultima variabile è quella meno investigata, nell’ambito delle ricerca per il Resistance Training, se non in alcuni tentativi, piuttosto discutibili, che intendevano dimostrare una particolare spinta anabolica in seguito all’aumento di testosterone, attuando il metodo rest pause  1 x 20.  Questo metodo prevedeva le seguenti variabili in gioco :  R  =  10RM  (circa 75%1RM) Venivano eseguite 10 reps continuate fino al cedimento, dopodiché si forzavano successive ripetizioni fino a giungere a 20, intervallando le stesse con adeguate pause di riposo, senza appoggiare il bilanciere sul rack o sui supporti. Una cascata di stimoli forti (se protratti risultano anche dannosi) che teoricamente entusiasma chiunque. Ciò purtroppo non succede in pratica,  e la prova effettuata lo dimostra chiaramente. C’è da chiedersi: durante il riposo che varia tra i 5 e i 10 secondi,  che destino ha la forza peso del bilanciere? come rimane applicata la Resistenza sulla catena motoria? L’anello mancante, alla logica del prosieguo delle successive ripetizioni dopo le 10 RM, è proprio il riposo tra le stesse. Una pausa tra una reps e la successiva, condiziona l’esito della serie, con un cambiamento a  favore del recupero energetico, che evidentemente, aumenta. A tal punto potremmo chiederci: è ancora una ripetizione o è un’altra serie?  Sono 20 ripetizioni o 20 serie da 1 ?  L’interrogativo scaturisce senza polemiche, piuttosto è una riflessione sui risvolti metabolici di cui si accennava prima, in merito all’intervallo di ristoro.

La prova.

Sono stati scelti 5 soggetti con le stesse caratteristiche sia morfologiche, sia per quanto riguarda per i livelli di condizionamento di base.  Un’età compresa tra i 24 e 30 anni, con un pregresso di allenamento di minimo 2 anni, e con i valori medi di forza piuttosto omogenei. La modalità di esecuzione della prova di back squat prevedeva che ogni reps (a partire dalla prima),  venisse intervallata da una pausa che cresceva di un secondo, in modo proporzionale alle settimane successive. Quindi settimana 1\1”di pausa tra le reps ; settimana 2\2” di pausa tra le reps ; settimana 3\3”, fino a 6 settimane di lavoro. (fig.1)

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Dopo un mesociclo di lavoro di circa 6 settimane, sono stati raccolti dei dati che inducono a riflettere a favore di alcune conclusioni in merito a questi interrogativi.

ž  E’ difficile il passaggio di identità “da ripetizioni in serie”?

ž   In particolare, può una sequenza di ripetizioni diventare una sequenza di serie?

ž  Ma quando 2 ripetizioni si trasformano in 2 serie?

 

I risultati della prova, hanno contribuito alla risposta di questi quesiti. I dati registrati sono stati un assist impeccabile per riflettere su alcuni punti.

Le reps, come dimostra il grafico a barre,  hanno iniziato ad aumentare quando la pausa tra le reps ammontava a 4”, fino ad arrivare  a 13 reps, per una pausa di 6”.  (fig.2)

 

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Una sintesi che strizza l’occhio alla fisica elementare e alla comprensione dei metabolismi energetici, è necessaria per rispondere ai dubbi che scaturiscono da queste pause tanto discusse.

Nella pausa in posizione eretta, ovvero quando c’è massima estensione del ginocchio, dell’anca e della cerniera lombare, la forza in gioco è  il vettore diretto secondo la gravità. Il punto fisso, dove è offerta la resistenza ,è la caviglia. Sullo stesso punto, la catena motoria si chiude, mentre la reazione vincolare del suolo, si oppone.

Il ricorso alla 3 legge della dinamica (III legge di Newton) detta anche principio di azione e reazione, è obbligatorio. “Quando due corpi interagiscono in un sistema di forze , quella che il primo corpo (a) esercita sul secondo (b) è uguale e opposta alla forza  che il secondo (b) esercita sul primo (a). Le due forze applicate sempre in un sistema inerziale  si comportano in modo tale che la loro coppia sia nulla. In pratica la risultante è nulla, poiché non c’è momento , pertanto è nullo anche il lavoro in quanto è assente lo spostamento. (fig.3)

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Se nel riposo (rest pause) , avviene un particolare ripristino di ATP mediante il CP, la successiva ripetizione è a tutti gli effetti una vera propria serie.  Una ripetizione si trasforma in una serie,  quando l’energia  disponibile è insufficiente per ottenere, lavoro continuo!

Le reps ottenute in più, sono dovute a quelle pause in posizione favorevole di riposo.  E’ un vantaggio per creare maggior lavoro, ma lo stesso lavoro compiuto, è consentito dal minimo di energia recuperato dalla reps precedente. Dal punto di vista dello stimolo è come se si effettuasse sempre l’ultima ripetizione! Quando non è più possibile ricaricare più energia (CP per ottenere ATP), non sarà più possibile effettuare reps. Si tratta di un suggerimento chiaro, per riformulare la periodizzazione, con un’altra variabile in gioco.

La pausa, inoltre,  è “efficace” data la condizione di postura a costo energetico prossimo allo zero (altra prova che la posizione eretta non è una conquista da animali superiori ma una condizione di minimo costo energetico). Nel proseguimento della prova, sarebbero stati molto significativi, gli stimoli su alcuni muscoli del CORE.  Al punto che, se non adattati efficacemente, originano  DOMS  insoliti, che risultano invece assenti, nella modalità esecutiva convenzionale, con le reps in continuum.

Infine, la conclusione vera è propria, è quella che induce il lettore a porsi dei dubbi, prima di avventurarsi in tali pratiche o prima di sottoporle ai soggetti che allena. Insomma, il problema è sempre lo stesso, l’intreccio perpetuo tra teoria e pratica, si pone come presupposto a qualsiasi programmazione di resistance training.  Laddove, una volta si consigliava lo squat 1 x 20 per indurre chissà quali magie ormonali endogene, ora è il caso di capire, quali sistemi logici sono di supporto a tali affermazioni.