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Sezione RT SPECIAL

La storia del testosterone

Il primo giugno 1889 l’eminente tisiologo francese Charles Edouard Brown-Séquard

annunciò alla Société de Biologie di Parigi di aver scoperto una terapia per il

ringiovanimento del corpo e della mente. Il settantaduenne professore riferì di avere

drasticamente contrastato il proprio declino inoculandosi un estratto ottenuto dai

testicoli di cani e cavie. Queste iniezioni, spiegò al pubblico, avevano incrementato

la sua forza fisica e il suo vigore intellettuale, alleviato la stipsi di cui soffriva e

persino facilitato la minzione. Quasi tutti gli esperti, compresi alcuni contemporanei

di Brown-Séquard, concordano sul fatto che questi effetti positivi fossero indotti

soprattutto dalla suggestione, benché Brown-Séquard sostenesse il contrario. Tuttavia

egli aveva ragione nel-l’ipotizzare che le funzioni dei testicoli potessero essere

potenziate o ripristinate introducendo nell’organismo le sostanze normalmente

secrete da queste ghiandole. La sua grande idea fu dunque quella di porre l’ipotesi

della «secrezione endogena» – avanzata inizialmente (nel 1855) da un altro ben noto

fisiologo francese, Claude Bernard – alla base di una tecnica organoterapeutica

cosiddetta di «integrazione». L’intuizione di Brown-Séquard, secondo il quale sostanze

secrete dall’organismo potevano fungere da regolatori fisiologici (denominati

ormoni nel 1905), fa di lui uno dei fondatori dell’endocrinologia moderna. Questa

scoperta avviò un’epoca di trattamenti ormonali sempre più perfezionati, culminata

nel 1935 con la sintesi del testosterone, il principale ormone maschile prodotto

dai testicoli. Da allora il testosterone e i suoi principali derivati, gli steroidi anabolizzanti

androgenici, hanno condotto una strana doppia vita. A partire dalla fine degli

anni cinquanta, numerosi atleti e praticanti di body building hanno assunto queste

sostanze per incrementare la massa muscolare e intensificare i programmi di allenamento.

Negli ultimi 25 anni questa pratica è stata ufficialmente vietata, eppure

alimenta internazionalmente un giro di affari clandestino da un miliardo di dollari.

Che i derivati del testosterone svolgano da molto più tempo varie funzioni terapeutiche

in applicazioni cliniche perfettamente legali è forse meno noto.

Il sollevatore di pesi Vasilij Stepanov durante un allenamento, nel 1955. Molti atleti sovietici di questa disciplina cominciarono

ad assumere prodotti a base di testosterone per potenziare le prestazioni muscolari prima che questa pratica fosse adottata dai loro

avversari statunitensi. Ai Campionati mondiali del 1954 il medico della squadra sovietica riferì a John Ziegler, suo omologo americano,

l’efficacia di queste sostanze. Ziegler le sperimentò allora su se stesso e su diversi atleti statunitensi.

Cinquant’anni fa, in effetti, si pensava che il testosterone potesse diventare una

terapia comune per contrastare il declino degli anziani, ma per diversi motivi esso

non assunse mai il ruolo di farmaco di largo impiego. Molti medici si preoccupavano

tra l’altro degli effetti collaterali virilizzanti che tali sostanze spesso causavano

quando venivano somministrate alle donne. Tra questi effetti vi erano, per

esempio, l’abbassamento del timbro vocale e l’irsutismo. Oggi, tuttavia, è evidente

come gli impieghi «legali» e «illegali» del testosterone si stiano sempre più sovrapponendo.

Sono in corso ricerche più approfondite sui rischi e i Charles

tdouard Brown-Séquard, fisiologo francese benefici clinici degli ste-del XIX secolo,

affermò di essere riuscito ad arrestaroidi anabolizzanti andro-re il proprio declino

fisico grazie all’inoculazione di genici. Molti stanno stu-«estratti testicolari».

Queste iniezioni non potevano diando la gravità di alcuni realmente ringiovanirlo,

come egli dichiarava, ma effetti a breve termine che per questa sua presunta scoperta

egli può essere consono stati riportati, come siderato tra i fondatori dell’endocrinologia

moderna. aumento dell’aggressività, diminuzione della funzionalità epatica

e problemi riproduttivi. E alcuni medici stanno attualmente somministrando

trattamenti a base di testosterone a un numero sempre crescente di uomini anziani

per conservarne la forza fisica, la libido e il senso di benessere. Il nostro scopo in

questo articolo è quello di descrivere la storia in gran parte dimenticata delle terapie

a base di ormoni maschili e di dimostrare come non sia remota la prospettiva di

poter somministrare trattamenti a base di testosterone a milioni di individui.

L ‘organoterapia

Brown-Séquard fornì gratuitamente campioni del suo liquide testiculaire a tutti i

medici che volessero sperimentarlo. Questa offerta diede origine a un’ondata di

esperimenti in tutto il mondo, miranti a curare una gamma molto ampia di patologie,

fra cui la tubercolosi, il cancro, il diabete, la paralisi, la gangrena, l’anemia,

l’aterosclerosi, l’influenza, la malattia di Addison, l’isteria e l’emicrania. Questa

nuova scienza basata sugli estratti animali aveva le proprie radici in una credenza

primitiva che, secondo il principio espresso dalla locuzione similia simili-bus curantur,

vedeva la cura di ogni organo nell’impiego di derivati di un organo omologo.

Per molti secoli, fin dal-l’antichità, i medici avevano prescritto l’ingestione di

tessuto cardiaco umano

o animale per stimolare il coraggio, di materia cerebrale per curare l’idiozia e di

una schiera piuttosto disgustosa di altre parti e secrezioni organiche – fra cubile,

sangue, osso, penne, feci, corna, intestino, placenta e denti – per alleviare i disturbi

più vari. Gli organi sessuali e le loro secrezioni avevano un posto d’onore in questa

bizzarra galleria terapeutica. Gli antichi egizi attribuivano poteri medicinali ai testicoli,

e Plinio il Vecchio riferisce del-l’uso, a scopo di rinvigorimento sessuale,

del pene di asino intriso d’olio o di quello di iena coperto di miele. L’ iiyurveda di

Sugruta raccomanda l’ingestione di tessuto testicolare come trattamento per l’impotenza.

Johannes Mesuè il Vecchio (777-857 d.C.) prescrive un tipo di estratto testicolare

come afrodisiaco. La Pharmacopoea Wirtenbergica, un compendio di rimedi

pubblicato in Germania nel 1754, consiglia l’uso di testicoli di cavallo e di organi

copulatori di animali marini. Queste stranezze terapeutiche sono significative

perché testimoniano l’incapacità, sia degli antichi sia dei moderni, di separare, per

quanto riguarda la sfera del sesso, il mito dalla realtà biologica. Due dei ricercatori

ispirati dal lavoro di Brown-Séquard furono il fisiologo austriaco Oskar Zoth e il

suo compatriota Fritz Pregi, un medico che si dedicò in seguito alla chimica analitica

e fu insignito del premio Nobel nel 1923. In un’epoca in cui la fisiologia dello

sport era ai suoi albori, questi studiosi si chiesero se gli estratti testicolari potessero

aumentare la forza muscolare e forse anche migliorare le prestazioni atletiche. Essi

si inocularono un estratto liquido di testicoli di toro e poi misurarono la forza del

dito medio. Un ergografo di Mosso serviva a registrare la «curva di affaticamento»

in ogni serie di esercizi.

LE SCIENZE n. 320, aprile 1995 Annunci pubblicitari che vantavano l’efficacia di prodotti a base di ormoni maschili

apparvero per molti anni sulle riviste mediche statunitensi. Il primo a destra di quelli qui mostrati, apparso sul

«Journal of the National Medical Association>.

Un articolo di Zoth del 1896 concludeva che l’estratto «orchitico» aveva migliorato

sia la forza muscolare sia le condizioni dell’«apparato neuromuscolare». Oggi la

maggior parte degli scienziati affermerebbe che si trattava di effetto placebo, una

possibilità che i due sperimentatori considerarono e respinsero. Tuttavia la frase

conclusiva dell’articolo «L’allenamento atletico offre un’opportunità per ulteriori

ricerche in questo settore e per una valutazione pratica dei nostri risultati sperimentali

» – riveste una certa importanza storica, in quanto per la prima volta veniva proposto

di inoculare ad atleti una sostanza ormonale. La popolarità crescente di questi

estratti spinse altri scienziati a cercarne il principio attivo. Nel 1891 il chimico

russo Aleksandr von Poehl identificò i cristalli di fosfato di spermina osservati per

la prima volta nello sperma umano dal microscopista Anton van Leeuwenhoek nel

1677 e poi da svariati scienziati europei fra il 1860 e il 1880. Poehl affermò correttamente

che la spermina è presente nei tessuti di individui di entrambi i sessi e

concluse che essa aumenta l’alcalinità del sangue, potenziandone così la capacità di

trasportare ossigeno.

Si trattava di un’osservazione interessante, in quanto l’emoglobina si associa facilmente

all’ossigeno in un ambiente leggermente alcalino e se ne distacca quando

il pH è lievemente acido. La conclusione era tuttavia scorretta, dato che nessuna

sostanza chimica media il legame dell’ossigeno con l’emoglobina. Nonostante ciò,

Poehl riteneva di aver approfondito il lavoro di Brown-Séquard in quanto, se la

spermina accelerava effettivamente il trasporto di ossigeno, allora poteva essere

considerata una sostanza «dinamogenica», dotata di potenzialità illimitate di accrescere

la vitalità dell’organismo umano. In realtà, la funzione della spermina è rimasta

sconosciuta fino al 1992, quando Ahsan U. Khan della Harvard Medical School

e colleghi proposero che essa contribuisse a proteggere il DNA dagli effetti nocivi

dell’ossigeno molecolare.

Trapianti di testicoli

Nel periodo fra la teoria della spermina e la sintesi del testosterone, avvenuta due

decenni dopo, un’altra terapia basata sulle ghiandole riproduttive fece la sua comparsa

in letteratura medica e arricchì alcuni dei suoi sostenitori. Il trapianto di materiale

testicolare animale e umano in pazienti affetti da danni o disfunzioni dell’apparato

riproduttivo fu introdotto a quanto pare nel 1912, quando due medici di

Filadelfia trapiantarono un testicolo umano in un paziente, con «apparente successo

tecnico» come riferì in seguito un altro sperimentatore. Un anno dopo Victor D.

Lespinasse di Chicago prelevò un testicolo da un donatore anestetizzato, ne ricavò

tre sezioni trasversali e le innestò in un paziente che aveva perduto entrambi i testicoli.

Quattro giorni dopo «il paziente ebbe una forte erezione accompagnata da un

intenso desiderio sessuale. Insistette nel voler lasciare l’ospedale per soddisfare

questo impulso». Due anni dopo, la capacità sessuale di questo paziente era ancora

intatta e Lespinasse parlò di un intervento clinico «assolutamente riuscito». Il più

audace di questi chirurghi fu Leo L. Stanley, medico del carcere di San Quentin in

California. Stanley aveva a disposizione una popolazione ampia e stabile di donatori

di testicoli e di ansiosi beneficiari. Nel 1918 egli cominciò a trapiantare testicoli

prelevati da condannati appena giustiziati in detenuti di diverse età, parecchi dei

quali riferirono di aver recuperato la potenza sessuale. Nel 1920 la «scarsità di materiale

umano», come scrisse Stanley, lo spinse a utilizzare testicoli di montone,

cervo e cinghiale, che sembravano funzionare ugualmente bene. Egli eseguì centinaia

di interventi, e le testimonianze favorevoli gli portarono molti pazienti in cerca

di un trattamento per le patologie più varie: senilità, asma, epilessia, diabete,

impotenza, tubercolosi, paranoia, gangrena e altre ancora. Non avendo riscontrato

alcun effetto nocivo, egli concluse che «la sostanza testicolare animale iniettata nel

corpo umano esercita effetti evidenti» e in particolare «allevia dolori di origine

sconosciuta e promuove il benessere fisico». Questi esercizi di organoterapia primitiva

erano al confine fra la scienza medica seria e la ciarlataneria. I lavori di

Stanley, per esempio, erano considerati abbastanza rispettabili da venire pubblicati

nella rivista «Endocrinology». Come Brown-Séquard, però, anch’egli si lamentava

dei «ciarlatani che promettono la virilità perduta» e dei «bucanieri della medicina»

che navigavano «il mare inesplorato della ricerca» quasi alla cieca e che talvolta

perseguivano più il puro guadagno che il progresso scientifico. Tuttavia lo stesso

Stanley eseguiva interventi senza esitazione e si lasciava convincere da dati assai

ambigui. E i controversi trapianti di «ghiandole di scimmia» eseguiti da Serge Voronoff

negli anni venti fruttarono a questo chirurgo franco-russo una considerevole

fortuna. In una monografia retrospettiva lo storico della medicina David Hamilton

sostiene che Voronoff fosse sincero, considerando che a quell’epoca l’endocrinologia

era un campo nuovo e i comitati per la bioetica erano una rarità. Sebbene le riviste

mediche pubblicassero regolarmente ammonimenti contro i «fabbricanti di

miracoli», i «dosaggi multighiandolari fatti a casaccio» e le «stravaganti avventure

terapeutiche», esprimevano anche un certo cauto ottimismo. Considerate le limitate

conoscenze e le tentazioni terapeutiche del tempo, sembra opportuno definire simili

trattamenti come medicina d’avanguardia piuttosto che come frodi.

L’isolamento del testosterone

Prima che Stanley e colleghi iniziassero a eseguire operazioni di trapianto, altri

scienziati avevano cominciato a cercare una specifica sostanza avente proprietà androgeniche.

Nel 1911 A. Pézard scopri che la cresta di un cappone cresceva in misura

proporzionale alla quantità di estratti testicolari animali che gli venivano inoculati.

Nei due decenni successivi vennero utilizzati questi e analoghi esperimenti

su animali per determinare gli effetti androgenici di varie sostanze isolate da grandi

quantità di testicoli animali o di urina umana. La ricerca entrò nelle sue fasi finali

nel 1931, quando Adolf Butenandt riuscì a ricavare 15 milligrammi di androsterone,

un ormone maschile non testicolare, da 15 000 litri di urina fornita dai membri

del corpo di polizia. Negli anni successivi, diversi ricercatori dimostrarono che i

testicoli contenevano un fattore androgenico più potente di quello presente nell’urina:

il testosterone. Tre gruppi di ricerca, finanziati da in dustrie farmaceutiche in

competizione, si sforzarono di essere i primi a isolare l’ormone e pubblicare i loro

risultati. Il 27 maggio 1935, Karoly Gyula David, Ernst Laqueur e colleghi, finanziati

dal la Organon di Oss (una società olandese della quale Laqueur era da tempo

consulente scientifico), presentarono una memoria ormai classica intitolata Sul-

I ‘ormone maschile cristallino dei testicoli (testosterone). Il 24 agosto una ri

vista scientifica tedesca ricevette da Butenandt e G. Hanisch, che lavorava

no per la società Schering di Berlino, un articolo che descriveva «un metodo per

preparare il testosterone dal coleste rolo». Infine, il 31 agosto la redazione di

«Helvetica Chimica Acta» ricevette l’articolo Sulla preparazione artificiale

del-l’ormone testicolare testosterone (androstene-3-one-17-olo) di Leopold Ru-

Z. iela e A. Wettstein, che annunciava una richiesta di brevetto a nome della Ciba.

Nel 1939 Butenandt e Ridi ela condivisero il premio Nobel per la chimica per questa

scoperta. La lotta per conquistare il mercato del testosterone sintetico era cominciata.

Nel 1937 la sperimentazione clinica sul-l’uomo era già in corso, con l’impiego

di iniezioni di propionato di testosterone, un derivato del testosterone a liberazione

lenta, nonché di dosi orali di metiltestosterone, che nell’organismo viene

metabolizzato più lentamente del testosterone. Questi esperimenti erano inizialmente

casuali e non regolati quanto i metodi più primitivi che si servivano di

estratti o trapianti testicolari. Nella sua prima fase, tuttavia, la terapia con il testosterone

sintetico era riservata soprattutto al trattamento di uomini affetti da ipogonadismo,

per consentire loro di sviluppare pienamente o mantenere i caratteri sessuali

secondari, e a coloro che soffrivano di un non ben definito «climaterio maschile

» che includeva l’impotenza.

Testosterone, donne e sport

I primi prodotti sintetici a base di testosterone vennero utilizzati anche su diverse

patologie femminili, come menorragia, disturbi dolorosi della mammella, dismenorrea

e tumori della mammella provocati da estrogeni, sulla base del fatto che il

testosterone neutralizza gli estrogeni. Da circa un secolo si sa che in alcune donne

l’alterazione del-ormonale può provocare la regressione di un tumore metastatico

della mammella. Oggi si ritiene che circa un terzo di tutte le donne con tumori della

mammella abbia neoplasie «ormonodipendenti»; la terapia con androgeni è il secondo

o terzo trattamento di elezione per donne che abbiano superato la menopausa

e siano affette da tumore della mammella in fase avanzata. Invece i trattamenti

con androgeni degli anni quaranta venivano somministrati a donne di tutte le età, in

un’epoca in cui il meccanismo della loro azione antitumorale era ancor meno compreso

di quanto sia oggi. Un’osservazione clinicamente valida di questo periodo,

tuttavia, riguarda il fatto che gli androgeni potevano alleviare il dolore, aumentare

l’appetito e il peso corporeo e dare una sensazione di benessere anche se non riuscivano

ad arrestare la crescita tumorale. Trattando donne con il testosterone si

scoprì che gli androgeni potevano rinnovare o intensificare la libido femminile nella

maggior parte delle pazienti. Un ricercatore riferì nel 1939 che l’applicazione

quotidiana di un unguento a base di testosterone aveva ingrossato la clitoride di

una donna sposata mettendola in grado di raggiungere l’orgasmo. Più comunemente,

per ottenere simili effetti, si usavano sferule sottofasciali e iniezioni, e le dosi

massicce somministrate ad alcune pazienti affette da cancro della mammella raramente

mancavano di accentuare i loro impulsi sessuali. L’uso del testosterone per

potenziare la risposta sessuale nella donna non divenne mai, tuttavia, una terapia

standard. Attualmente sembra che solo un piccolo numero di medici statunitensi, e

una proporzione maggiore in Gran Bretagna e in Australia, impieghi gli androgeni

a questi scopi. Come abbiamo detto, la terapia a base di testosterone non divenne

mai comune anche a causa di taluni effetti collaterali. Allora, come oggi, per alcune

pazienti l’accentuarsi degli impulsi sessuali era emotivamente perturbante e sgradito.

L’ostacolo più importante alla generalizzazione della terapia a base di testosterone,

però, era il fatto che i medici desideravano uno steroide anabolizzante che

non producesse effetti mascolinizzanti sulle pazienti, quali una voce più profonda e

roca, villosità sul viso e sul corpo e ingrossamento della clitoride. Sebbene non tutti

gli specialisti fossero allarmati da questi sintomi, le loro differenti valutazioni,

soprattutto riguardo alla possibile irreversibilità degli effetti, portarono ad accesi

dibattiti. L’idea che il testosterone potesse contrastare gli effetti degli estrogeni

condusse all’impiego di questo ormone come terapia per l’omosessualità maschile

(un obiettivo già proposto nei primi anniventi dai sostenitori deitrapianti). «È chiaramente

evidente che i livelli di estrogeni sono più alti negli omosessuali» scriveva

nel 1940 un gruppo di ricerca su «Endocrinology», concludendo che «l’omosessuale

costituzionale ha un chimismo degli ormoni sessuali differente da quello del maschio

normale». Nel 1944 un altro gruppo descrisse «una serie di sperimentazioni

cliniche di organoterapia» che coinvolgeva «omosessuali dichiarati che avevano

richiesto il trattamento per varie ragioni». Con espressione dal sapore alquanto

orwelliano, essi rivelarono che quattro dei soggetti avevano «accettato l’organoterapia

sotto costrizione», per ingiunzione del tribunale in un caso e per ordine dei

genitori negli altri tre. L ‘organoterapia, che non prevedeva la somministrazione di

placebo a un gruppo di controllo, fu un fallimento. In effetti, dato che cinque soggetti

avevano osservato un potenziamento degli impulsi sessuali, i ricercatori conclusero

che probabilmente «la somministrazione di androgeni a omosessuali attivi

(o aggressivi) sembra intensificarne regolarmente l’impulso omosessuale» anziché

ridurlo. Tuttavia nemmeno questo ostacolo parve spegnere totalmente il loro furor

therapeuticus. «In casi favorevoli – scrissero i risultati sono troppo buoni per sollevare

un ingiustificato pessimismo sul valore del trattamento.» Sempre durante gli

anni quaranta, alcuni scienziati scoprirono che il testosterone poteva facilitare lo

sviluppo del tessuto muscolare. Charles D. Kochakian, un pioniere della ricerca

sugli ormoni sintetici, riferiva, già nel 1935, che gli androgeni stimolano i processi

proteici anabolici, aprendo la possibilità che la terapia con androgeni potesse rigenerare

le proteine nei tessuti e stimolarne la crescita in pazienti affetti da una grande

varietà di patologie. Nella letteratura medica dei primi anni quaranta si discusse

spesso della correlazione fra androgeni e sviluppo muscolare e si speculò sull’impiego

di queste sostanze per potenziare le prestazioni atletiche. Un gruppo di ricercatori

decise nel 1941 di studiare se la resistenza dell’uomo al lavoro muscolare poteva

essere incrementata dal testosterone e ottenne risultati positivi. Nel 1944 un

altro scienziato si chiese se la riduzione della potenza muscolare con l’età poteva

venire rallentata quando la concentrazione di ormoni sessuali veniva mantenuta artificialmente

a livello elevato. Lo scrittore Paul de Kruif divulgò molte di queste

osservazioni in The Male Hormone, pubblicato nel 1945. Questo libro ebbe grande

successo e contribuì forse a promuovere l’uso di testosterone fra gli atleti. Sembra

chc negli Stati Uniti alcuni praticanti di body building della West Coast abbiano

cominciato a sperimentare preparazioni a base di testosterone alla fme degli anni

quaranta e all’inizio degli anni cinquanta. Voci sull’efficacia di queste sostanze si

diffusero all’inizio degli anni sessanta negli ambienti di altri sport basati sulla potenza

muscolare, come le discipline di lancio nell’atletica leggera e il football americano.

Negli ultimi trent’anni l’impiego degli steroidi anabolizzanti si è esteso ad

altri sport olimpici, fra cui l’hockey su ghiaccio, il nuoto, il ciclismo, lo sci, la pallavolo,

la lotta, la pallamano, il bob e il calcio. L’uso di steroidi è ben documentato

tra gli atleti dilettanti o semidilettanti. Del milione di consumatori di steroidi stimato

negli Stati Uniti, molti assumono queste sostanze per il body building. I programmi

antidoping destinati a reprimere l’uso di steroidi nello sport si sono dimostrati

altamente inefficaci fin da quando furono introdotti negli anni settanta. Le

analisi spesso non sono abbastanza sensibili per cogliere in fallo i consumatori e

molti atleti di primo piano e funzionari sportivi corrotti hanno imparato a eludere i

controlli.

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Ma i rischi non vanno sottovalutati

Gli steroidi anabolizzanti esercitano effetti simili a quelli G dell’ormone maschile

testosterone con il vantaggio che gli effetti tipicamente mascolinizzanti (alterazione

della voce, distribuzione dei peli eccetera) possono essere minimizzati manipolando

opportunamente la struttura chimica della molecola. Le due principali

azioni che spiegano il largo uso degli steroidi anabolizzanti sono, da un lato, il

considerevole aumento delle masse muscolari e, dall’altro, un atteggiamento psichico

molto positivo nei confronti di se stessi, con un notevole aumento della competitività,

dell’aggressività e, in generale, della motivazione al lavoro strenuo.

Si stima che negli Stati Uniti almeno un ragazzo su 15 faccia uso di steroidi anabolizzanti,

per cui si calcola che almeno 500 000 adolescenti assumano regolarmente

queste sostanze. La principale motivazione addotta è il miglioramento della

prestazione fisica in qualche sport, mentre solo nel 25 per cento dei casi lo scopo è

quello di migliorare l’aspetto fisico. Dal punto di vista atletico, non esistono dubbi

sul fatto che l’aumento delle masse muscolari migliori le prestazioni in prove che

richiedono grande potenza (corse veloci, salti, lanci, sollevamento pesi eccetera).

Naturalmente, un aumento della massa muscolare si ottiene seguendo una dieta

molto ricca in amminoacidi, necessari alla sintesi delle proteine muscolari. Un altro

effetto degli androgeni anabolizzanti è la riduzione del grasso corporeo. Non

sono dimostrabili miglioramenti di prestazioni nelle prove di resistenza, essendo

queste legate principalmente alla funzionalità cardiovascolare e non alla forza sviluppata

dai muscoli. Ma, anche in questo tipo di competizioni, un atteggiamento

psichico di maggior competitività e aggressività può risultare comunque utile.

Molti ciclisti professionisti si servono di farmaci antiasmatici che contengono steroidi

di sintesi, anche se l’asma non sembra di certo una patologia comune in questa

categoria di sportivi. Quindi non esistono dubbi sul fatto che, dal punto di vista

puramente sportivo e dell’immagine fisica, gli steroidi di sintesi rappresentino prodotti

molto attraenti.

A fronte di tali vantaggi, in particolare quelli derivanti dal successo nello sport,

quali sono i rischi di una protratta som ministrazione di steroidi? Essi sono numerosi

e gravi e possono essere così riassunti:

1) insufficienza funzionale da parte dei testicoli in maschi normalmente fertili:

ciò deriva dal fatto che la presenza di ormoni somministrati farmacologicamente

inibisce la sintesi di testosterone da parte dei testicoli stessi, inducendo

sterilità. L’inibizione funzionale è di tale grado che, sospendendo la somministrazione

degli steroidi dopo un periodo di circa un anno, si verifica una diminuzione

del testosterone testicolare di circa il 50 per cento. Normalmente

nei maschi la sintesi di ormoni femminili è inibita dalle elevate concentrazioni

di testosterone: in presenza di insufficienza testicolare si verifica invece un

aumento degli steroidi femminili (estradiolo) sino a concentrazioni simili a

quelle presenti nelle donne;

2) nelle donne la somministrazione di steroidi anabolizzanti provoca un profondo

turbamento del delicato equilibrio degli ormoni sessuali e quindi del ciclo

mestruale; inoltre causa acne, perdita dei capelli e modificazione dei caratteri

sessuali secondari;

3) in entrambi i sessi un eccesso di steroidi anabolizzanti in età adolescenziale

causa precoce saldatura delle ossa lunghe e quindi arresto dell’accrescimento;

4) un altro effetto collaterale di queste sostanze è la riduzione della frazione

HDL e l’aumento della frazione LDL del colesterolo. Gli studi epidemiologici

indicano con chiarezza che un aumento della frazione LDL si correla a un

aumento dell’incidenza del rischio coronarico. D’altra parte uno degli effetti

benefici dell’attività sportiva è proprio la riduzione della frazione LDL;

5) esistono indicazioni sul fatto che elevate dosi di steroidi inibiscono la normale

risposta immunitaria;

6) infine citiamo la principale complicazione clinica che si correla all’uso degli

steroidi anabolizzanti: insufficienza epatica e carcinoma del fegato.

Giuseppe Miserocchi Ordinario di fisiologia umana Direttore della Scuola di

specializzazione in medicina dello sport Università degli Studi di Milano

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Usi clinici del testosterone

Alcuni degli impieghi clinici dei prodotti a base di testosterone risalgono agli albori

della terapia con androgeni. L’applicazione più frequente e accettata degli steroidi

anabolizzanti è la terapia sostitutiva per uomini affetti da ipogonadismo. Queste

sostanze sono state somministrate anche per curare l’impotenza in pazienti aventi

livelli ematici di testosterone normali o inferiori alla norma. Esteri di testosterone

sono frequentemente impiegati per stimolare la crescita e avviare la pubertà in ragazzi

che presentano ritardi significativi nello sviluppo. Fin dagli anni quaranta gli

androgeni sono stati utilizzati per curare stati di grave defedazione associati a malattie

croniche debilitanti (come per esempio quelle sofferte dalle vittime dei campi

di concentramento nazisti) e traumi (comprese le ferite subìte in guerra), ustio ni,

interventi chirurgici e radioterapia. Dal momento che gli steroidi anabolizzanti accelerano

l’eritropoiesi, sono stati impiegati come terapia di elezione per diverse

forme di anemia, prima che si diffondessero il trapianto di midollo e i trattamenti

con eritropoietina sintetica. Dalla fine degli anni trenta a metà degli anni ottanta

molti psichiatri usavano prescrivere steroidi anabolizzanti per il trattamento di depressione,

melanconia e psicosi involutive. Gli esteri di testosterone sono oggi comunemente

usati come complemento del-l’ormone della crescita umana (hGH) nel

trattamento di bambini con deficit ormonali. Più di recente alcuni medici hanno

cominciato a sperimentare gli steroidi anabolizzanti come terapia per la debolezza

e la perdita di tono muscolare che si manifesta durante la progressione dell’infezione

da HIV. Gli studi clinici sono promettenti e indicano che in questi pazienti si ha

un maggior senso di benessere e un aumento della forza, della massa muscolare e

dell’appetito. Oltre a ciò, dalla fine degli anni settanta gli esteri di testosterone sono

stati studiati come possibile metodo per regolare la fertilità maschile attraverso il

ciclo di retroazione endocrino. L’ipotalamo reagisce a livelli elevati di testosterone

nel sangue riducendo la secrezione di un altro ormone – l’ormone che libera l’ormone

luteinizzante – che tramite l’ipofisi influenza non solo la produzione di testosterone

da parte dell’organismo, ma anche quella dello sperma. Nel 1990 l’Organizzazione

mondiale della sanità ha pubblicato i risultati di una sperimentazione condotta

da dieci istituzioni di tutto il mondo, che ha dimostrato l’efficacia degli steroidi

anabolizzanti come contraccettivo maschile accompagnato da minimi effetti

collaterali abreve termine. È interessante osservare che le dosi prescritte per i soggetti

dello studio erano superiori a quelle assunte dal velocista olimpionico Ben

Johnson, squalificato per doping. Ciò indica che la legalizzazione degli steroidi

anabolizzanti come contraccettivi maschili indebolirebbe le basi mediche della

proibizione del loro uso regolare da parte degli atleti. Alla fine degli anni ottanta

alcuni ricercatori cominciarono a riconsiderare gli effetti del testosterone sull’invecchiamento.

Questi studi erano motivati in parte dall’innalzamento dell’età media

e dai favorevoli risultati preliminari della somministrazione di ormone della crescita

a uomini anziani in buona salute. Nei primi anni novanta diversi scienziati hanno

condotto studi pilota sugli effetti della somministrazione di testosterone in uomini

di età superiore ai 54 anni che presentavano livelli bassi o normali di questo ormone.

I risultati sono stati generalmente positivi: un aumento della massa e delle prestazioni

muscolari, un possibile rallentamento del processo di deterioramento delle

ossa, un aumento del desiderio e dell’attività sessuale, un miglioramento delle capacità

mentali come l’orientamento spaziale e la memoria verbale. Dato che molti

medici riconoscono l’efficacia delle terapie di sostituzione ormonale nella donna, si

potrebbe adottare senza problemi un’analoga terapia ormonale per l’uomo. L’implicita

accettazione culturale della terapia ormonale maschile su grande scala sembra

trovare una conferma nel fatto che negli ultimi anni i mezzi di comunicazione non

specializzati hanno dato evidenza ai potenziali benefici dei trattamenti sia con testosterone

sia con estrogeni in una popolazione in via di invecchiamento. Lo Hormonal

Healthcare Center di Londra prescrive iniezioni di testosterone a centinaia

di uomini di qualunque età e un ginecologo del Chelsea and Westminster Hospital

di Londra attualmente prescrive sferule di testosterone a circa il 25 per cento delle

sue pazienti che hanno superato la menopausa. Questa tendenza probabilmente

continuerà, implicando che la terapia con testosterone su larga scala potrebbe diventare

una pratica medica standard entro un decennio. Questa previsione si basa

sul fatto che le aspettative della gente e i profitti delle industrie farmaceutiche possono

contribuire a definire nuove «patolo gie». Nel 1992, per esempio, i National

Institutes of Health hanno invitato a proporre ricerche per determinare se la terapia

con testosterone possa prevenire la decadenza fisica e la depressione ne gli anziani,

sollevando così la questione se l’invecchiamento in quanto tale stia per essere ufficialmente

riconosciuto come una malattia da carenza curabile. John B. McKinlay,

gerontologo e direttore del New England Research Institute di Watertown nel Massachusetts,

ha fornito la seguente previsione: «Non credo alla crisi di mezza età

dell’uomo. Ma anche se, a mio parere, non vi sono prove epidemiologiche, fisiologiche

o cliniche di una simile sindrome, penso che per l’anno 2000 la sindrome esi

sterà. Vi sono grossi interessi commer ciali nei confronti del trattamento di uo mini

anziani, così come ve ne sono per le donne in menopausa». L’interesse commerciale

a fornire una risposta alla domanda di androgeni da parte del pubblico potrebbe

spingere i medici a sottovalutare possibili effetti collaterali negativi e a sovrastimare

l’efficacia dei farmaci. Per esempio, nel numero di gennaio 1994 del «Journal of

Urology», McKinlay e colleghi hanno affermato che non vi è alcuna correlazione

fra una qualsiasi forma di testosterone e l’impotenza, una «grossa fonte di preoccupazione

sanitaria» che interessa un mercato potenziale di 18 milioni di uomini. Ma

anche se non si riuscisse a confermare l’utilità del testosterone per una singola patologia,

è improbabile che ciò ne limiti l’impiego per rafforzare l’organismo dell’anziano

o aumentarne l’interesse per l’attività sessuale. In effetti, l’invecchiamento

viene sempre più visto come un problema medico, e questo cambiamento di cultura

antropologica sta portando al riconoscimento di un climaterio maschile curabile

quanto la sua controparte femminile. Il riconoscimento ufficiale di questa sindrome

proporrà una nuova definizione sociale di normalità fisiologica e legittimerà ulteriormente

l’ambizione di spingere l’organismo umano a livelli più elevati di prestazioni

fisiche e mentali. Ben Johnson fu privato della medaglia d’oro vinta alle

Olimpiadi di Seni del 1988 dopo che le analisi antidoping rivelarono come egli

avesse assunto steroidi anabolizzanti per migliorare le proprie prestazioni sportive.

Le dosi impiegate dal velocista canadese, però, erano a quanto pare inferiori a

quelle che l’Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente dichiarato accettabili

come contraccettivo maschile. Se le cose stessero effettivamente così, le

argomentazioni cliniche che sono state avanzate contro l’uso degli steroidi nella

preparazione degli atleti perderebbero molta della loro efficacia.

BIBLIOGRAFIA

DE KRUIF PAUL, The Male Hormone, Harcourt, Brace and Company, 1945.

KOCHAKIAN CHARLES D., Anabolic-Androgenic Steroids, Springer-Verlag,

1976. HAMILTON DAVID, The Monkey Gland Affair, Chatto and Windus, 1986.

HOBERMAN JOHN, Mortal Engines: The Science of Performance and the

Dehumanization of Sport, Free Press, 1992. YESALIS CHARLES E. (a cura),

Anabolic Steroid.s in Sport and Exercise, Human Kinetics Publishers, Champaign,

1993.

L’articolo è apparsa sul n. 320 di Le Scienze. Abbiamo chiesto e ci è stato concesso il diritto di publicarlo.

Abbiamo ringraziato e ringraziamo Le Scienze.

Aumentare la motivazione per miglioreare la performace

Il termine motivazione deriva etimologicamente dalla parola movere (muovere) che incorpora un senso di movimento che porta ad agire.(1) Quindi la motivazione èil processo di attivazione dell’organismo finalizzato alla realizzazione di un determinato scopo in relazione alle condizioni ambientali .

Esso ha come base un concetto nel quale individui tendono a compiere azioni procurandosi piacere e soddisfazione, trascurando così il fatto che spesso, per motivi diversi, anche di natura inconscia, si possono o si devono svolgere attività che non sono necessariamente piacevoli (J.Bentham & J. Stuart Mill).

Nel campo di studi sul comportamento organizzativo si sono riscontrate 2 connotazioni(1) :

  • Di tipo manageriale : vista come attività manageriale volta a stimolare negli individui un comportamento tale da produrre risultati.

  • Di tipo psicologico: si riferisce allo stato mentale di una persona in relazione all’ origine, alla persistenza , all’ intensità e al fine di un comportamento.

Quindi possiamo dire che per motivazione noi intendiamo l’insieme di motivi che ci spingono ad agire, che sono in relazione a diversi obiettivi e interessi , essi sono guidati da processi emotivi e cognitivi.

Negli allenamenti con sovraccarichi è basilare migliorare la performance dell’ atleta .

La performance è il risultato di uno sforzo fisico e mentale e può essere definito in termini qualitativi e quantitativi, che in ogni caso comportano una valutazione di tipo soggettivo da parte di un valutatore.

La performance, dato un certo contesto (f) è funzione di due fattori :Motivazione, capacità.(3)

PERFORMANCE = (F) / (CAPACITÀ X MOTIVAZIONE)

Per esempio prendiamo in esame 2 atleti Matteo e Alessandro .

Matteo ha maggiori capacità di Alessandro quindi a parità di motivazione Matteo vincerà sempre , Alessandro potrà vincere solo se è molto motivato e se a Matteo diminuirà la motivazione . Secondo questo tipo di prospettiva si deve avere un livello minimo di motivazione e di capacità per avere una buona perfomance(1). La motivazione,quindi, è un fattore di vitale importanza per una buona prestazione sia in gara che durante il training perciò è importantissimo conoscerla, saperla analizzare, valutare e migliorare come qualsiasi altra abilità fisica.

BIBLIOGRAFIA

1. Prof. Nicola Botta , Motivazione: teoria del contenuto e del processo, lezione del 21 aprile 2008, seconda Università Di Napoli, Facoltà Di Psicologia

2. Prof Anolli- Legrenzi, psicologia generale: la motivazione , Il Mulino 2001

3. Prof. Alessandro Benzia, Gestione delle risorse umane, Università Degli Studio Di Tor Vergata