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Condizione e forma fisica

SALUTE E FORMA FISICA

In qualsiasi progetto di RT, l’elaborazione un programma in uno o più macrocicli di lavoro impone, oltre alle questione di carattere chinesiologico della personalizzazione, l’identificazione livello di condizionamento iniziale del soggetto. Dopo aver esaminato la postura e la funzionalità articolare, l’aspetto determinante è quello riferito alle capacità motorie. Dalla letteratura scientifica sono state setacciate le classificazioni storiche delle capacità motorie che, nella suddivisione macroscopica , denotano l’esistenza di quelle coordinative, condizionali e strutturali-elastiche. Nei sottoinsiemi di queste tracce rilevate se ne possono identificare alcune come la forza – nelle classificazioni più comuni – la resistenza, la potenza metabolica – in quelle condizionali. Equilibrio, coordinazione e riflessi, per esempio, si collocano invece in quelle coordinative. Queste ultime in particolare si riferiscono quindi ad un sistema più esteso come il SNC (Sistema Nevoso Centrale), il quale ha come arduo compito il controllo del movimento, pertanto le suddette capacità riconducono le altre ad essere subordinate, relegandogli una gerarchia di intervento a regime di propedeuticità. Un esempio banale ma al contempo chiaro è riconducibile ad un movimento di scarso controllo poiché sarà prodotto con scarsa espressione di forza. Un discorso a parte meriterebbero le capacità strutturali-elastiche che si insidiano senza pretese gerarchiche, ma che risultano, nella questione relativa al movimento una componente estremamente funzionale. Una dimostrazione lampante è la mobilità articolare e la fluidità delle catene cinetiche nella trasformazione del movimento in un gesto atletico o in un esercizio. Dal momento che la relazione tra tutte le classificazioni è molto stretta, una separazione così netta è ancora al vaglio di indagine da parte della ricerca dello sport. Alcune tesi, a sostegno di una distinzione obsoleta, possono tuttavia escludere che nella ricerca della fitness non ci sono gerarchie e che una capacità non sia indistintamente allenabile se non assistita da un’altra. Nonostante la lungimiranza teorica, il discorso potrebbe decadere dal momento in cui si realizza la pratica. Ulteriore conferma che il sistema teoria e pratica di allenamento non è soggetto a frammentazioni, ed è forse una delle poche certezze acquisite. Una considerazione a prescindere andrebbe fatta nel contesto di allenamento con resistenze per l’ipertrofia muscolare. Sebbene non sia una capacità motoria classificabile, è senza dubbio il risultato di un adeguato impegno di forza (forza peso , R(esistenza) è la terminologia esatta) alla quale si aggiunge un’altra componente che sono le ripetizioni. Da questo punto l’equazione del Lavoro è molto evidente:

(L = F x s ; N x ms-1 ).

Laddove non vi è categorizzazione non c’è ragione d’essere. In qualche modo classificare un soggetto che si avvicina al campo del RT è la base solida sulla quale iniziare. Qualunque sia l’obiettivo, la necessità e il bisogno del soggetto, una globale indagine conoscitiva che tiene conto della fitness iniziale è il fulcro per progettare il programma di lavoro. Nel caso di un condizionamento generale, che non esclude un bisogno di salute dinamica e una forma estetica apprezzabile, la collocazione ad una determinata categoria dipende essenzialmente dalle sue possibilità genetiche (già identificate nel biotipo, somatotipo ) che esprimo principalmente il livello di forza e le capacità di adattamento al carico di lavoro. Pertanto non è l’intervallo temporale – inteso come esperienza nel tempo in palestra – ma è il suo proficuo impiego, mediante le possibilità iniziali a decretare il livello di fitness di un utente . Per esempio un soggetto in allenamento con X kg su un esercizio può avere un trascorso diverso rispetto ad un altro che utilizza lo stesso peso ma raggiunto in tempi diversi. Un caso emblematico è il soggetto ricco di fibre IIa, che sviluppa il suo potenziale in un tempo notevolmente ridotto rispetto ad un altro meno dotato che lo raggiunge in tempi più lunghi. Resta quindi il potenziale di forza l’indice di base per classificare il livello iniziale. Nello specifico, per citare un esempio, si intende il livello di forza funzionale all’ipertrofia (ho eliminato la virgola e il “quindi” in sospeso che non regge nessun tipo di periodo) un record sulle 8RM oppure 10 RM.

Una proposta schematizzata nella tabella 1 può agevolare il lavoro di un operatore della Forma & Condizione, il quale può semplicemente riconoscere gli eventuali errori nella manipolazione delle variabili. L’ inesattezza più comune è quella di attribuire una scarsa importanza alla forza nei primi anni di allenamento, saltando alcune tappe fondamentali quanto semplici, addentrando il soggetto da allenare in tecnicismi inutili e preconcetti fuorvianti dal vero allenamento.
La risorsa didattica per gli operatori impegnati ad insegnare RT è di estrazione prettamente scientifica, ciò non significa che il concetto di allenamento – con i fondamenti sulla sua programmazione e sulla periodizazzione – venga snaturato per una ricerca teorica a senso unico.

Non sono state prese in considerazione, volontariamente, altre variabili definite indipendenti come il sesso è l’età. Si ritiene che la loro cospicua importanza richieda una trattazione in appendice a quanto scritto.

Pianificare l’allenamento è uno dei problemi più controversi. È necessario studiare attentamente le variabili dell’allenamento e i loro rapporti e relazione; saper combinare volume di lavoro, intensità, frequenza dell’allenamento. Il problema più complesso è sicuramente quello della distribuzione negli intervalli temporali (micro-meso-macro-cicli di lavoro), degli stimoli in relazione a diverse tipologie di stress organici. Gli stimoli vanno ad agire fondamentalmente in due direzioni sull’organismo, per cui si distinguono inizialmente in una fatica locale e in una sistemica. Questo è un concetto purtroppo ancora insufficiente per proseguirlo nel progetto di allenamento, pertanto si tiene conto anche della qualità degli stessi stimoli . Si evidenziano più livelli di fatica indotta dal carico di lavoro: uno stress metabolico, uno strutturale, uno nervoso di tipo centrale e periferico. Per quanto bene organizzati, i fattori di stress vanno a colpire, durante l’evento allenante, aspetti diversi a seconda della tipologia di stimolo applicato, della sua durata, dei tempi di recupero, dell’esecuzione dell’esercizio, della velocità di esecuzione. Purtroppo non è perfettamente possibile, mediante una preferenza tecnica, isolare del tutto l’aspetto metabolico da quello strutturale, da quello nervoso, come dell’effetto locale e generale e infine ormonale. È in qualche modo però rilevabile che questi aspetti si combinano tra loro in proporzioni differenti a seconda del tipo di lavoro svolto. Pertanto lo stress allenante di impronta metabolica con enfasi sulle vie metaboliche anaerobiche (alattacido e lattacido) riguarda sia le riserve energetiche di ATP, CP, glucosio e glicogeno muscolare ed epatico. Questi fattori di carattere metabolico, sono influenzati da tempi di recupero e supercompensazioni più rapidi (dando per scontate le condizioni di nutrizione e di sonno) dell’aspetto strutturale, cioè dell’usura, lacerazione, destabilizzazione di struttura delle fibrocellule e del connettivale del muscolo determinato dal grado di tensione di queste strutture durante l’allenamento, richiedendo queste ultime tempi di recupero e supercompensazioni più lunghi. Non è assolutamente secondario lo stress nervoso, riconosciuto come fattore che influenza drammaticamente il recupero. Il nostro sistema nervoso, in determinate situazioni, alza la soglia di eccitazione neuronale di base rendendo più difficile l’esecuzione di uno schema motorio, di un esercizio o di una prestazione in funzione della fatica generale accumulata. Ancora una volta la combinazione di tali sistemi rappresenta il motivo per il quale si ricorre alla progettazione dell’allenamento con una periodizzazione che non faccia salti quantici sulle capacità, ma che invece le ravvicina in maniera lineare per servirsene all’occorrenza. In funzione degli obiettivi si riconosce, quindi, l’approccio ondulatorio per gli sport di prestazione, costituenti un obiettivo diverso dal perseguimento di un grado di fitness a più livelli. Ancora oggi in oggetto di studi si analizzano le eventuali e, purtroppo, ancora remote possibilità di sviluppare delle capacità ( non ci si riferisce solo a quelle menzionate sopra ) senza perdere le altre.

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BIBLIOGRAFIA :

  1. Baechle.R.;EarleR.W. “MANUALE DI CONDIZIONAMENTO FISICO E DI ALLENAMENTO DELLA FORZA “ Editore Calzetti-Mariucci 2010

  2. Renato Manno “Fondamenti dell’allenamento sportivo”. Edizioni Zanichelli 1990

  3. Per A. Tesch “Target Bodybuilding” . Human Kinetics 1998

Pubblicato in: RT BASIC

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