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Relazione Forza/Velocità (seconda parte)

Relazione Forza/Velocità (seconda parte)

 

l’autore dell’articolo Dr. Filippo Massaroni

Alcuni amici tecnici della Toscana, hanno chiesto approfondimenti sull’articolo apparso su RT sul diagramma di Hill ovvero la relazione Forza/Velocità. L’allenamento di Resistance Training è utilizzato in pratica in tutti gli sport per migliorare le capacità e qualità motorie. La genericità dei programmi non sempre risponde alle richieste specifiche di alcuni di essi. Ad esempio gli sport di squadra pallavolo , pallacanestro, o individuali come la pesistica, hanno bisogno di incrementare la forza, ma contemporaneamente anche la velocità. Ho ascoltato con le mie orecchie un tecnico a livello di preparazione olimpionica, osservare un sollevamento e concludere: troppa forza. Sembrerebbe incredibile. Invece osservando il diagramma voleva dire che la Forza aveva sopravanzato l’incremento di velocità e l’occhio esperto l’avevo colto. Era necessario recuperare quest’ultima. Le due devono, a parte brevi calcolati periodi, incrementare appaiate. Programmi progettati per l’incremento della forza, trascurando il resto, possono essere accettati per brevi periodi iniziali. Se questi si dovessero prolungare, scatterebbero adattamenti che si rivelerebbero negativi per ulteriori guadagni futuri nel campo della forza veloce. E’ quindi necessario monitorare la velocità in continuo. Il prof. Bosco aveva ideato l’Ergo Speed, la scuola americana preferisce test di campo come il salto verticale o simili. Nel Bodybuilding o anche in un generico programma per la forma e condizione la velocità ha un carattere per certi versi negativo. Si riflette negativamente sugli elementi strutturali non contrattili. Tenendo conto della popolazione per la maggior parte sopra i 30 anni e poco condizionata, la velocità dovrà essere mantenuta quella “naturale” del soggetto, casomai ridotta. Una cosa è certa. Chi volesse lavorare sulla forza veloce dovrebbe adottare un mezzo per la misura della velocità , tecniche “ad occhio” con il livello di specializzazione attuale in tutti gli sport sono da considerare controproducenti. Si ha l’impressione che si sia scambiata la funzione col mezzo. Si utilizza lo squat come mezzo, ma le modalità di lavoro sono quelle che fanno la differenza.

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