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Motivazione nel resistance traning

LE VERE DECISIONI SI MISURANO CON L’INTRAPRENDERE NUOVE AZIONI.

SE NON AGISCI, NON SEI MOTIVATO DECISO …

Lo sport è un’attività praticata per libera scelta e come, in qualsiasi attività non obbligatoria avvengono dei presupposti importanti prima della partecipazione: LA SCELTA, LA DECISIONE, L’ ATTUAZIONE.(1)

LA SCELTA è una valutazione di diversi elementi, favorevoli e/o contrari, di una pratica sportiva, prendendo in considerazione tutte le alternative possibili.

Quindi la scelta è il momento principale in cui il soggetto pensa alla decisione da intraprendere, cominciare ad allenarsi o cambiare attività !?

LA DECISIONE è la risoluzione del quesito di scelta da parte del soggetto di praticare un determinato sport a partire dalla suddetta valutazione. L’ ATTUAZIONE è la pratica concreta dello sport scelto.

Possiamo quindi dire che la scelta è il bottone scatenante l’ attuazione (senza scelta non c’è attuazione) ma che cosa è che “accende” la scelta?!?… e’ LA MOTIVAZIONE .

Quindi il soggetto che si rivolge al club per cominciare ad allenarsi già possiede una motivazione sufficiente per spingerlo a migliorasi, è dunque dovere del tecnico riconoscerla, valutarla e migliorarla.

Nell’ essere umano è raro che una determinata condotta sia il risultato di un’ unica spinta motivazionale, il piùdelle volte essa è sovra-determinata cioè l’esito di una concatenazione di motivazioni

COME AUMENTARE LA MOTIVAZIONE

Secondo uno studio condotto da su dei giovani atleti canadesi,(2) evidenziarono che i motivi principali alla base del coinvolgimento in una disciplina sportiva sono :

  • L’ AFFILIAZIONE : l’opportunità di stabilire relazioni.

  • LO STRESS : l’opportunità di svolgere attività eccitanti e/o innovative.

  • L’ECCELLENZA: l’acquisizione di abilità sportive per primeggiare su qualcuno o per il proprio interesse.

  • IL SUCCESSO : un esito o risultato favorevole.

Sapp e Haubenstricker(3) condussero successivamente uno studio su larga scala sulla motivazione alla partecipazione. I risultati rivelarono che le ragioni maggiormente citate per la partecipazione sportiva sono:

  • il divertimento

  • l’ acquisizione di competenza

  • la forma fisica

  • l’ affiliazione

le motivazioni sono omogenee per età, sesso, sport praticato e cultura.

Negli anni 80 alcuni studi testarono la motivazione alla partecipazione attraverso diversi sport(4) e fecero emergere alcune tematiche comuni alla partecipazione sportiva.

Le motivazioni alla partecipazione includono primariamente:

  • lo sviluppo di competenze fisiche (imparare nuove abilità, migliorare quelle già possedute e raggiungere obiettivi)

  • guadagnare il consenso sociale (farsi nuovi amici, essere parte di un gruppo, guadagnare l’approvazione);

– accrescere la forma fisica (aspetto fisico);

– godere di una nuova esperienza (divertirsi, stimolarsi).

In questi studi gli intervistati annoveravano come sono importanti multipli ragioni per stimolare la loro motivazione, più che singole ragioni.

Da questi, possiamo evidenziare come tutte le motivazioni dei 3 studi sono comuni o concatenanti. Dalla metà del novecento a studi pressappoco recenti si nota come affiliazionesia sempre presente nelle motivazioni dei partecipanti .

Affiliazione è l’ opportunità di stabilire relazioni interpersonali significative e di essere confermati nella propria capacità di stare in gruppo e di fare e mantenere amicizie. Molte volte il tecnico da poca importanza o trascura il motivo di affiliazionedel soggetto.

Nel resistance training il metodo migliore per aumentare l’ affiliazione è creare associations for training.

Associations for training èun gruppo di allenamento , formato da un minimo di 2 persone ad un massimo di 5 , con caratteristiche , interessi e obiettivi comuni .

L’ Associations for training dala consapevolezza di poter avere aiuto da parte dei compagni di allenamento durante lo svolgimento del training , insieme alla riuscita dei compiti proposti daranno all’ atleta un senso di sicurezza e lo spingeranno a provare e riprovare le diverse situazioni ed insieme alla riuscita delle richieste fatte saranno la molla motivazionale per voler ritornare in palestra ad migliorarsi . Inoltre aiuterà l’ atleta ad istaurare relazioni amichevoli con i compagni e da ciò divertirsi e svagarsi.

Quindi creare un gruppo di allenamento è di notevole importanza sia per la buona riuscita dell’ allenamento ,sia per il divertimento e quindi ci saranno tutti i presupposti per la creazione di un ambiente confortevole e di benessere , motivazioni importantissime nella scelta del club sportivo;

Un ulteriore motivazione per la partecipazione ad un’ attività è l’ acquisizione e sviluppo di competenza fisiche.

Perciò e’ importantissimo proporre allenamenti alla portata del soggetto che si ha di fronte, modulare le difficoltà/intensità , non voler andare oltre le loro capacità fisiche e mentali proponendo allenamenti con movimenti difficili e/o alte intensità in cui si debba pensare ed essere attenti non oltre le lorocapacità. Tutto ciò deve essere fatto senza però trascurare l’opportunità di svolgere attività eccitanti e nuove “esperienze” (stress) perciò e molto importante cambiare , modulare , variare esercizi e tabelle allenanti. Ciò scaturisce un ulteriore motivazione cioè senso eccellenza, con l’acquisizione di nuove abilità sportive si ha il senso di primeggiare su qualcuno o per proprio interesse.

Nel resistance trainingIl successo e la forma fisica sono , in molti casi ,motivazioni concatenate , dove il tecnico deve motivarle di pari passo . La forma fisica è il miglioramento del aspetto estetico del atleta ed è quindi la motivazione privilegiata nel il resistance training . il successo è un esito o risultato favorevole .

Quindi possiamo dire che migliorando la forma fisica aumenteremo anche il successo del soggetto, aumentando cosi il piacere di eseguire allenamenti con sovraccarichi. Importante è non sottovalutare l’ effetto boomerang positivo , cioè che con il miglioramento del successo si può avere un aumento di miglioramento nella motivazione di forma fisica . Per aumentare la motivazione è importante avere un obiettivo a lungo termine (es. dimagrire 10 kg in un anno) e un obiettivo a breve termine ( es. dimagrire di 2 kg in un mese) al raggiungimento del obiettivo a breve termine far notare il risultato, complimentarsi con l’atleta ,confrontarlo con il risultato precedete e concordare di nuovo un secondo obiettivo a breve termine con l’atleta.

 

BIBLIOGRAFIA

1. Giovannini D., Savoia L. (2002) Psicologia dello Sport , Carocci.

2.Alderman, R.A., Wood, N.L., (1976). An analisys of incentive motivation in young Canadian athletes, I In Horn T.S., (2002), Advancesin Sport psychology, Champaign, Ill., Human Kinetics.

3. Sapp, M., Haubenstricker, J., (1978). Motivation for joining and reasons for not continuing in youth sport programs in Michigan, in Horn T.S., (2002), Advances in Sport psychology, Champaign, Ill., Human Kinetics.

4.Gill D.L., Gross J.B., Huddleston S. (1983) Partecipation Motivation in Youth Sports, in <<International Jourmal of Sport Psychology>>, 14, pp.1-14.

Condizione e forma fisica

In qualsiasi progetto di RT, l’elaborazione un programma in uno o più macrocicli di lavoro impone, oltre alle questione di carattere chinesiologico della personalizzazione, l’identificazione livello di condizionamento iniziale del soggetto. Dopo aver esaminato la postura e la funzionalità articolare, l’aspetto determinante è quello riferito alle capacità motorie. Dalla letteratura scientifica sono state setacciate le classificazioni storiche delle capacità motorie che, nella suddivisione macroscopica , denotano l’esistenza di quelle coordinative, condizionali e strutturali-elastiche. Nei sottoinsiemi di queste tracce rilevate se ne possono identificare alcune come la forza – nelle classificazioni più comuni – la resistenza, la potenza metabolica – in quelle condizionali. Equilibrio, coordinazione e riflessi, per esempio, si collocano invece in quelle coordinative. Queste ultime in particolare si riferiscono quindi ad un sistema più esteso come il SNC (Sistema Nevoso Centrale), il quale ha come arduo compito il controllo del movimento, pertanto le suddette capacità riconducono le altre ad essere subordinate, relegandogli una gerarchia di intervento a regime di propedeuticità. Un esempio banale ma al contempo chiaro è riconducibile ad un movimento di scarso controllo poiché sarà prodotto con scarsa espressione di forza. Un discorso a parte meriterebbero le capacità strutturali-elastiche che si insidiano senza pretese gerarchiche, ma che risultano, nella questione relativa al movimento una componente estremamente funzionale. Una dimostrazione lampante è la mobilità articolare e la fluidità delle catene cinetiche nella trasformazione del movimento in un gesto atletico o in un esercizio. Dal momento che la relazione tra tutte le classificazioni è molto stretta, una separazione così netta è ancora al vaglio di indagine da parte della ricerca dello sport. Alcune tesi, a sostegno di una distinzione obsoleta, possono tuttavia escludere che nella ricerca della fitness non ci sono gerarchie e che una capacità non sia indistintamente allenabile se non assistita da un’altra. Nonostante la lungimiranza teorica, il discorso potrebbe decadere dal momento in cui si realizza la pratica. Ulteriore conferma che il sistema teoria e pratica di allenamento non è soggetto a frammentazioni, ed è forse una delle poche certezze acquisite. Una considerazione a prescindere andrebbe fatta nel contesto di allenamento con resistenze per l’ipertrofia muscolare. Sebbene non sia una capacità motoria classificabile, è senza dubbio il risultato di un adeguato impegno di forza (forza peso , R(esistenza) è la terminologia esatta) alla quale si aggiunge un’altra componente che sono le ripetizioni. Da questo punto l’equazione del Lavoro è molto evidente:

(L = F x s ; N x ms-1 ).

Laddove non vi è categorizzazione non c’è ragione d’essere. In qualche modo classificare un soggetto che si avvicina al campo del RT è la base solida sulla quale iniziare. Qualunque sia l’obiettivo, la necessità e il bisogno del soggetto, una globale indagine conoscitiva che tiene conto della fitness iniziale è il fulcro per progettare il programma di lavoro. Nel caso di un condizionamento generale, che non esclude un bisogno di salute dinamica e una forma estetica apprezzabile, la collocazione ad una determinata categoria dipende essenzialmente dalle sue possibilità genetiche (già identificate nel biotipo, somatotipo ) che esprimo principalmente il livello di forza e le capacità di adattamento al carico di lavoro. Pertanto non è l’intervallo temporale – inteso come esperienza nel tempo in palestra – ma è il suo proficuo impiego, mediante le possibilità iniziali a decretare il livello di fitness di un utente . Per esempio un soggetto in allenamento con X kg su un esercizio può avere un trascorso diverso rispetto ad un altro che utilizza lo stesso peso ma raggiunto in tempi diversi. Un caso emblematico è il soggetto ricco di fibre IIa, che sviluppa il suo potenziale in un tempo notevolmente ridotto rispetto ad un altro meno dotato che lo raggiunge in tempi più lunghi. Resta quindi il potenziale di forza l’indice di base per classificare il livello iniziale. Nello specifico, per citare un esempio, si intende il livello di forza funzionale all’ipertrofia (ho eliminato la virgola e il “quindi” in sospeso che non regge nessun tipo di periodo) un record sulle 8RM oppure 10 RM.

Una proposta schematizzata nella tabella 1 può agevolare il lavoro di un operatore della Forma & Condizione, il quale può semplicemente riconoscere gli eventuali errori nella manipolazione delle variabili. L’ inesattezza più comune è quella di attribuire una scarsa importanza alla forza nei primi anni di allenamento, saltando alcune tappe fondamentali quanto semplici, addentrando il soggetto da allenare in tecnicismi inutili e preconcetti fuorvianti dal vero allenamento.
La risorsa didattica per gli operatori impegnati ad insegnare RT è di estrazione prettamente scientifica, ciò non significa che il concetto di allenamento – con i fondamenti sulla sua programmazione e sulla periodizazzione – venga snaturato per una ricerca teorica a senso unico.

Non sono state prese in considerazione, volontariamente, altre variabili definite indipendenti come il sesso è l’età. Si ritiene che la loro cospicua importanza richieda una trattazione in appendice a quanto scritto.

Pianificare l’allenamento è uno dei problemi più controversi. È necessario studiare attentamente le variabili dell’allenamento e i loro rapporti e relazione; saper combinare volume di lavoro, intensità, frequenza dell’allenamento. Il problema più complesso è sicuramente quello della distribuzione negli intervalli temporali (micro-meso-macro-cicli di lavoro), degli stimoli in relazione a diverse tipologie di stress organici. Gli stimoli vanno ad agire fondamentalmente in due direzioni sull’organismo, per cui si distinguono inizialmente in una fatica locale e in una sistemica. Questo è un concetto purtroppo ancora insufficiente per proseguirlo nel progetto di allenamento, pertanto si tiene conto anche della qualità degli stessi stimoli . Si evidenziano più livelli di fatica indotta dal carico di lavoro: uno stress metabolico, uno strutturale, uno nervoso di tipo centrale e periferico. Per quanto bene organizzati, i fattori di stress vanno a colpire, durante l’evento allenante, aspetti diversi a seconda della tipologia di stimolo applicato, della sua durata, dei tempi di recupero, dell’esecuzione dell’esercizio, della velocità di esecuzione. Purtroppo non è perfettamente possibile, mediante una preferenza tecnica, isolare del tutto l’aspetto metabolico da quello strutturale, da quello nervoso, come dell’effetto locale e generale e infine ormonale. È in qualche modo però rilevabile che questi aspetti si combinano tra loro in proporzioni differenti a seconda del tipo di lavoro svolto. Pertanto lo stress allenante di impronta metabolica con enfasi sulle vie metaboliche anaerobiche (alattacido e lattacido) riguarda sia le riserve energetiche di ATP, CP, glucosio e glicogeno muscolare ed epatico. Questi fattori di carattere metabolico, sono influenzati da tempi di recupero e supercompensazioni più rapidi (dando per scontate le condizioni di nutrizione e di sonno) dell’aspetto strutturale, cioè dell’usura, lacerazione, destabilizzazione di struttura delle fibrocellule e del connettivale del muscolo determinato dal grado di tensione di queste strutture durante l’allenamento, richiedendo queste ultime tempi di recupero e supercompensazioni più lunghi. Non è assolutamente secondario lo stress nervoso, riconosciuto come fattore che influenza drammaticamente il recupero. Il nostro sistema nervoso, in determinate situazioni, alza la soglia di eccitazione neuronale di base rendendo più difficile l’esecuzione di uno schema motorio, di un esercizio o di una prestazione in funzione della fatica generale accumulata. Ancora una volta la combinazione di tali sistemi rappresenta il motivo per il quale si ricorre alla progettazione dell’allenamento con una periodizzazione che non faccia salti quantici sulle capacità, ma che invece le ravvicina in maniera lineare per servirsene all’occorrenza. In funzione degli obiettivi si riconosce, quindi, l’approccio ondulatorio per gli sport di prestazione, costituenti un obiettivo diverso dal perseguimento di un grado di fitness a più livelli. Ancora oggi in oggetto di studi si analizzano le eventuali e, purtroppo, ancora remote possibilità di sviluppare delle capacità ( non ci si riferisce solo a quelle menzionate sopra ) senza perdere le altre.

Schermata 2014-05-28 a 21.34.37

BIBLIOGRAFIA :

  1. Baechle.R.;EarleR.W. “MANUALE DI CONDIZIONAMENTO FISICO E DI ALLENAMENTO DELLA FORZA “ Editore Calzetti-Mariucci 2010

  2. Renato Manno “Fondamenti dell’allenamento sportivo”. Edizioni Zanichelli 1990

  3. Per A. Tesch “Target Bodybuilding” . Human Kinetics 1998