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Una testimonianza diretta della dieta chetogenica

Una testimonianza diretta della dieta chetogenica

Una testimonianza diretta della dieta chetogenica

di Federico Sirna  Campione italiano MSCF

Studente in Sc. Motorie Un. Tor Vergata Roma

 

Concludiamo la nostra dissertazione sulla dieta chetogenica, preceduti dai due articoli su Resistance Training circa le note a favore e dolenti di quest’ultima. Vorrei contribuire a questi approfondimenti con la mia testimonianza diretta di tale regime alimentare: la dieta chetogenica per l’appunto.

La premessa d’obbligo, prima di addentrarmi nel racconto della mia testimonianza è che questo articolo non ha la pretesa di essere un “vademecum” sull’approccio a codesto regime alimentare bensì una testimonianza di un atleta , con relative sensazioni, vantaggi e svantaggi che si sono presentati strada facendo. Non meno importante è il fatto che io non sia un venditore di integratori alimentari ne di mode alimentari, non traendo quindi alcun vantaggio dal raccontarmi tale esperienza se non per il piacere di una condivisione di una esperienza.

Fatte le dovute premesse, cominciamo.

Ho seguito il regime di dieta chetogenica per 120 giorni, vale a dire 4 mesi esatti in corrispondenza di una sfida che mi ero proposto; gareggiare e correre dignitosamente una gara di endurance. La mia scelta, in apparenza folle, di approcciarmi a tale regime, derivava dal fatto che, preferire una alimentazione prevalentemente lipidica mi avrebbe o avrebbe dovuto garantirmi prestazioni migliori, soprattutto sulle lunghe distanze, ove il consumo e il ripristino  di zuccheri, non avviene con la stessa efficacia del consumo lipidico.

Il limite di zuccheri che mi ero imposto era di circa 20 grammi max/ die, il 75% delle calorie rimaste derivava da fonti lipidiche , il 25% da protidi.

Durante la prova ho cercato di ruotare per quanto possibile le fonti lipidiche attendendomi a: olio EVO, burro, frutta secca in minima parte, olio di semi di lino.

Per le fonti proteiche carni bianche, uova intere, pesce, pochissima carne rossa.

 

( nella foto a sinistra, durante il periodo di tale dieta, peso di circa 68 kilogrammi, 13 U.A settimanali di cui 2 con ausilio di Resistenze)

 

Dalla dieta ho escludo insaccati, carni in scatola, latticini et similia.

Gli allenamenti erano circa 13 a settimana, un numero essenziale per permettermi di migliorare o incrementare i volumi di lavoro necessari negli sport AEROBICI e in quelli stimolanti QUALITA MOTORIE.

I PESI hanno avuto un ruolo marginale: 2 U.A settimanali in full body, con una leggera enfasi sulla parte superiore del corpo. Lavori che mai hanno superato le 9 ripetizioni e mai sono scesi sotto le 5. L’obiettivo del lavoro con resistenza era quello di alzare o quantomeno mantenere i livelli di forza, che consideravo e considero, il parametro numero 1 per comprendere dove sta andando il nostro lavoro.

 

(  durante tale periodo, le sedute coi pesi ebbero un ruolo marginale, fu una prova ed esperienza diretta che ebbe però un utilità sia negli allenamenti che nel mio futuro di studente, atleta e formatore).

 

SENSAZIONI

Durante le notevoli e infinite attività aerobiche non ho notato differenze, se non vantaggi derivanti da una corsa mai appesantita da digestione ne perdita di focus o motivazione durante il lavoro. I tempi non hanno subito decrementi, gli infortuni non vi sono mai presentati e la stanchezza veniva ben assorbita e gestita.

Per il discorso del resistance training è invece differente: ho notato, avendo scorte di glicogeno limitate, che il lavoro coi pesi doveva essere il più breve possibile, il più intenso possibile e il più DURO possibile.

Mentzer mi è venuto in aiuto; HD pareva fatto apposta per la mia situazione; basso dispendio calorico, necessità di esasperare il lavoro dentro la serie, volendone a tutti i costi ritardare l’uscita da quest’ultima. Poca preoccupazione, anzi nulla, per la variabile “rest”. Se l’obiettivo è la massima intensità generabile, poco conta il recupero.  Metodo spesso frainteso e che meriterà da parte nostra un articolo chiarificatore.

 

Viceversa se provavo ad alzare il volume, le sensazioni erano sgradevoli: senso di debolezza, di acqua che saliva troppo velocemente, recuperi  muscolari difficoltosi.

Viceversa il lavoro in HD mi permise con un’ora alla settimana un dignitoso mantenimento della condizione fisica.

IL peso del corpo scendeva fino a raggiungere in prossimità dell’evento e della fine della prova sulla Cheto i 67,500 kg, il più basso della mia vita. Questo mi portò ad un indubbio vantaggio funzionale, la leggerezza nella corsa e in tutto il resto.

LA FASE DI USCITA

Terminata la dieta chetogenica, capii che il macronutriente dei carboidrati andava inserito gradualmente. Senza troppi fanatismi, mi imposi una partenza a 50 grammi die, che raddoppiavo ogni 10 giorni circa, fino a stabilizzarmi intorno ai 400 grammi, quota che poi mantenni.

UNA CRITICA E CONSIDERAZIONI FINALI

Malgrado i risultati parzialmente positivi, la critica che muovo alla chetogenica – ed a tutti i regimi distorti o o esclusivi a cui spesso si sottopongono certi culturisti-  è la sua insostenibilità nell’ambito sociale. Non accettare un invito a cena, vivere con una pressione costante circa l’impossibilità di consumare alcune categorie di cibi, alla lunga, diviene un fardello. Senza dubbio molti estremisti della nostra disciplina storceranno il naso; sappiate che non me la prendo, anzi, vi comprendo. Ma se la valenza dello sport è garantire una chiave di accesso alla società, se lo sport e la sua pratica sono o dovrebbero essere strumenti di aggregazione e condivisione sociale e non un eremo per guerrieri del ferro ( quanto vi piace quando vi chiamano così… ma guerrieri “de che”?), un “buen ritiro” da cui criticare gli altri, una auto-ghettizzazione che ha portato la cultura fisica odierna ha essere quella che è, un circo in preda a federazioni proponenti parametri di giudizio quantomeno discutibili, vendita all’ingrosso di integratori nella idea di andare a corroborare certi regimi alimentari “disagiati”, e regimi alimentari degni di un autismo auto-indotto,  masse di ragazzi prede delle ultime metodiche oltreoceano. La verità è a un palmo dal naso invece, basta cercarla e studiarla, ecco io inserisco la dieta chetogenica nel campo del bodybuilding in questo calderone, da cui consiglio stare alla larga. Spero di aver indotto qualche atleta ad una riflessione. Invito comunque tutti ad una seria selezione delle proprie fonti di informazioni.

 

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