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Testosterone e forza massimale

Testosterone e forza massimale

Quando si parla di testosterone si associa di prepotenza la figura dell’uomo mascolino e virile, che secerne androgeni da ogni poro.

creatina alanina

Questo ormone, infatti, è legato indissolubilmente alla figura maschile, dato che nelle donne il testosterone è presente in livelli nettamente più bassi . e le sue funzioni sono veramente molteplici: nell’uomo favoriscono lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (peli, tono dela voce) oltre allo svilppo degli organi sessuali e ad importanti implicazioni già da tempo conosciute, nella crescita ossea e nella sintesi proteica (Sacchi, Rowlands, Nicholson). Le ricerche, inoltre, hanno illustrato come l’allenamento possa modificare i livelli di testosterone ed altri ormoni anabolici e in particolare il resistance training sembra coinvolgere più di tutti questo meccanismo. Ormai tutti sostengono che, per una maggior prestazione e potenza muscolare, il testosterone rappresenti l’ormone principalmente coinvolto, data anche la sua azione sulla sintesi proteica. Il testosterone, legandosi ai recettori cellulari, viene trasportato all’interno del nucleo dove si trova il DNA che contiene la matrice di tutte le proteine presenti nel corpo; a questo punto, a livello muscolare, parte la produzione di proteine contrattili e strutturali e il risultato finale sarà, quindi,quello di una sezione muscolare più grande e forte. A questo punto appare evidente la stretta relazione che il testosterone ha con l’incremento dei livelli di forza, ma in quale delle sue espressioni? E’ risaputo che il miglioramento della forza avviene prima con adattamenti di origine nervosa che determinano come risultato finale, oltre alla miglior coordinazione intra e inter muscolare, un’attivazione massima di tutte le fibre muscolari (Milner-Brown e coll., 1975) e successivamente seguono processi e ristrutturazioni morfologiche che conducono verso l’ipertrofia muscolare. L’azione che l’allenamento della Fmax ha sull’attivazione delle fibre muscolari avrebbe quindi positivo riscontro anche sulla forza esplosiva, rapporto reciproco che per lungo tempo è stato considerato anche l’unico nesso tra le diverse espressioni della stessa condizionale. Non a caso, quando l’esplosività diventa fattore dominante la prestazione, se ne cerca il miglioramento, oltre che tramite utilizzo di pratiche peculiari all’attività sportiva presa in esame, anche tramite migliorament della Fmax dell’atleta . Recentemente, però, studiando il comportamento muscolare di uomini e donne, è stato evidenziato un fattore di fondamentale importanza, per lo sviluppo della forza . (Bosco 1993, Bosco e coll. 1995) E qui torniamo al testosterone… Nonostante fosse idea comune che tale ormone avesse unicamente azione anabolizzante, connesso arbitrariamente alla sole espressioni di forza massimale , cosa non del tutto vero, dato che allorquando questa viene espressa in funzione del proprio peso, non si riscontra nessuna differenza significativa fra uomini e donne, soprattutto considerando che la concentrazione serica di testosterone nell’uomo è di 10 volte superiore, cosa che si tradurrebbe in macroscopiche differenze prestative. Sembra che l’effetto biologico del testosterone agisca prevalentemente sulla velocità dei movimenti. Precedenti osservazioni (Bosco 1993, 1995) avevano evidenziato la correlazione tra la percentuale di fibre veloci stimata con il test di Bosco (Pedana a conduttanza collegata ad un microprocessore portatile Paio XP, Ergojump-Bosco System, MA.GI.CA. Roma) e la concentrazione sierica di testosterone. Era stata notata su 33 calciatori una correlazione significativa tra la capacità di forza esplosiva (test di Bosco) e la concentrazione sierica di testosterone; queste osservazioni avevano indotto a pensare che il testosterone non doveva giocare nessun ruolo fondamentale nello sviluppo della forza massimale, bensì che avrebbe dovuto svolgere un ruolo indispensabile per lo sviluppo della forza esplosiva e della velocità di movimento. Recentissimi studi (sprinters maschi e femmine della Nazionale Italiana di Atletica) hanno ampiamente confermato quanto precedentemente ipotizzato. E’ inoltre necessario appuntare che non sono state trovate correlazioni, tra sprinter dei due sessi, in termini di forza relativa (espressa quindi in funzione del proprio peso corporeo) e concentrazioni seriche di testosterone, al contrario di quanto è stato invece registrato in termini di forza esplosiva. Qual è quindi la relazione che intercorre tra forza massimale, forza esplosiva e testosterone? La risposta è più semplice di quanto si possa pensare. Allenamenti di Fmax protratti nel tempo provocano un incremento del testosterone ( Hakkinen e coll., 1988) che favorirebbe la fenotipizzazione delle fibre veloci e quindi creerebbe i presupposti per poter realizzare espressioni elevate di forza esplosiva, essendo questa fortemente correlata con le fibre veloci (Bosco e Komi, 1979). Inoltre, l’effetto del testosterone influenza direttamente anche il sistema nervoso centrale (SNC) essendo tale ormone un neuromodulatore, che favorirebbe la trasmissione nervosa degli impulsi che dal cervello partono per raggiungere le unità motorie e relative fibre innervate (Kraemer 1992). In conclusione, dato che i livelli di tutti gli altri ormoni sono simili sia nelle donne che negli uomini, variando solo la concentrazione di testosterone, è facile immaginare come questo sia alla base delle differenze che si riscontrano per i livelli di forza esplosiva e di velocità tra maschi e femmine e non per la forza massimale. Allenamento ed effetti sulla secrezione ormonale. L’allenamento della Fmax può, come già accennato, influenzare la produzione di testosterone endogeno, stimolando l’asse ipofisi-gonadi, ma agisce direttamente anche su quello ipotalamo-ipofisi, con conseguente innalzamento dei livelli di ormone della crescita (GH). Questo determina un incremento del metabolismo dei lipidi, una riduzione del metabolismo dei glicidi e, attraverso l’effetto combinato con le somatomedine (ormoni secreti dal fegato), aumenta massicciamente anche il turn-over proteico. Inoltre, secondo alcune ipotesi di Bosco (1993, 1995), tale ormone favorirebbe anche un miglioramento della forza esplosiva e della velocità. Soffermiamoci ora, però, su un altro elemento che farebbe pendere da una parte o dall’altra lo stimolo sulla secrezione di testosterone o sull’ormone della crescita: le pause di riposo tra le serie. Torniamo al concetto base che Henneman (1965) incise nella pietra: il massimo reclutamento delle fibre muscolari durante gli sforzi massimali. Ne deriva che, dopo alcune alzate con alti livelli percentuali di 1RM, molte delle suddette fibre si esauriscono, la prestazione cala e subentra la necessità di un recupero, seppur momentaneo. Una volta completata una serie, si hanno diverse possibilità correlate alle tempistiche di recupero: nel caso in cui si rispetti una pausa breve tra le serie ( 1 minuto ad esempio), l’attività potrebbe essere fortemente limitata e la potenza muscolare difficilmente raggiungerebbe i livelli manifestati all’inizio dell’allenamento, questo per il semplice motivo che molte delle fibre sono ancora esauste, così come i substrati energetici non ripristinati a livelli ottimali. Nel caso in cui venga rispettata una pausa di recupero breve, si accentua l’incremento del GH (Kraemer e coll., 1990). Al contraio, nel caso in cui il recupero tra le serie venga prolungato (3 min.), si darà più possibilità alle fibre di recuperare e quindi di contribuire alla realizzazione dello sforzo, sviluppando così la massima potenza all’inizio della nuova serie. In questo caso, invece, si favorirebbe un aumento del testosterone (Bosco, 1995) e i primi risultati ottenuti con sollevatori di pesi e culturisti hanno confermato questa ipotesi (Bosco e Colli, 1995). Conclusioni Dopo questio viaggio tra ormoni, forza e velocità, traiamo quindi le dovute conclusioni: l’allenamento della forza massimale (Fmax), oltre a migliorare le caratteristiche neurogene, determina anche un incremento dei livelli di testosterone che a sua volta conduce alla fenotipizzazione delle fibre veloci. Questo spiega anche le differenze prestative nei due sessi in ambito di forza esplosiva, avendo gli uomini livelli anche 10 volte superiori del suddetto ormone.

Bibliografia:

-Carmelo Bosco, La forza muscolare. Aspetti fisiologici ed applicazioni pratiche, Società stampa sportiva, Roma,1997

-Bosco-Viru, Biologia dell’allena-Jurgen Weineck, L’allenamento ottimale,Calzetti Mariucci Editori, 2001

mento, Società stampa sportiva, Roma,1996

Matteo Picchi

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